La villa venne edificata nel 1747 per volere della principessa Emanuella Caracciolo Pignatelli, duchessa di Montecalvo (probabilmente su disegni di Ferdinando Sanfelice), Dopo la morte della principessa, avvenuta nella stessa villa, questa fu acquisita da Emiddio Mele, che lasciò traccia di sé facendo dipingere le proprie iniziali nel soffitto dell’atrio. Successivamente, l’edificio venne riacquistato dalla famiglia Pignatelli di Montecalvo, e divisa (a fine XIX secolo) tra i fratelli Carlo e Paolo Caracciolo. L’imponente mole della villa, che occupa tutto un lato del largo Arso, comprende una cappella nobiliare ed un ampio loggiato nella porzione nord-occidentale. Robustamente costruita in tufo, presenta un monumentale portale in pietra lavica con bugne a punta di diamante. Proprio quest’ultimo carattere, in cui gli storici dell’arte hanno visto una similarità con il Palazzo Serra di Cassano di Napoli, è stato il fattore più importante di attribuzione dell’opera al Sanfelice. Ricerche recenti, tuttavia, sembrano smentire quanto sopra, attribuendo invece la villa all’architetto Girolamo Molino. Il prospetto principale della villa, è uno dei pochi che si può godere nella sua interezza dal Largo sul quale si affaccia e che, su un corto basamento, ospita due ordini di balconi inquadrati tra paraste giganti. Il lungo prospetto inizia con l’edificio centrale e si prolunga sul lato orientale con una grande terrazza panoramica, sotto la quale si estendono la cappella ed il blocco basso, che comprende le costruzioni della masseria di quattro ettari. Nel 2012 la villa è stata il set di alcune scene del film “Reality” di Matteo Garrone, premio della critica a Cannes, ma ora villa Pignatelli a San Giorgio a Cremano, periferia sud di Napoli, è ridotta in rovina ed oggi si presenta ingabbiata in una struttura d’acciaio per impedirne eventuali crolli. Al punto che un architetto napoletano, Giorgio Esposito, ha lanciato un appello sulla sua pagina Facebook per cercare sponsor che finanzino un intervento di recupero: al momento questo sembra essere l’unico modo per scongiurare la perdita di uno dei più importanti patrimoni urbanistici del cosiddetto “Miglio d’Oro” delle splendide ville vesuviane di epoca borbonica. Il set è stato bello perché rappresentava, nel suo degrado, la location ideale per quelle scene. Ora chiediamo ai soggetti che producono cultura di tenderci una mano, di creare le occasioni affinché le condizioni di degrado vengano bloccate, dato che i proprietari degli appartamenti all’interno della villa, sono per lo più indigenti e non possono farsi carico degli oneri del restauro. Si parla di cifre notevoli (da 4 a 5 milioni); da qui nasce l’idea della sponsorizzazione; ormai il palazzo è un ponteggio, quindi siamo disponibili a cedere gli spazi del ponteggio per fare fondi, creare una cassa e fare in modo che possano essere eseguite le opere di manutenzione straordinaria (urgentissime) che occorrono al palazzo e programmare gli interventi di consolidamento più importanti.
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