Il toponimo della località Castello deriva dalle cisterne (castellum) di un acquedotto romano che aveva il suo tracciato tra Sesto e Firenze. Il nucleo originario della villa risaliva al XII sec e consisteva in una torre difensiva con annesso un piccolo corpo di fabbrica. La villa, divenuta residenza della famiglia della Stufa, fu acquistata nel 1477 da Lorenzo e da Giovanni Pier Francesco dei Medici che l’ampliarono e l’arricchirono di opere d’arte. Prediletta da Cosimo I, fu oggetto di particolari cure. Egli affidò i lavori a Niccolò di Raffaello Pericoli detto il Tribolo. Il giardino, che venne studiato per celebrare il potere del principe attraverso una ricca simbologia, rappresenta l’esempio meglio conservato di giardino all’italiana secondo i canoni e le descrizioni di Leon Battista Alberti. È concepito secondo un asse centrale e si compone di tre terrazze digradanti racchiuse entro alte mura. La prima terrazza, al centro della quale di è collocata la fontana del Tribolo con la statua raffigurante Ercole e Anteo di Bartolomeo Ammannati, è caratterizzata da un disegno con 16 aiuole rettangolari; la seconda terrazza, conosciuta come “Giardino dei limoni”, è delimitata da due serre in cui vengono collocate in inverno le centinaia di rare piante di agrumi ricavate da speciali innesti, qui si trova anche la suggestiva Grotta degli Animali. Completano questo livello due giardini segreti, uno a est detto “Ortaccio”e l’altro a ovest detto “dell’imbrecciato”. Nel livello superiore si trova “il selvatico”, cioè la zona boscosa e la grande statua in bronzo dell’Ammannati, detta “dell’Appennino”. La proprietà, passata successivamente ai Savoia, fu donata nel 1919 da Vittorio Emanuele III allo Stato Italiano. La villa, attuale sede dell’Accademia della Crusca, è entrata a far parte dei beni UNESCO nel 2014.