Trastanello è un antico borgo ligure dell’Alta Valle Arroscia, a 600 m s.l.m., immerso nella natura, tra boschi, terrazzamenti con muretti a secco, vigneti e uliveti. Già nel 1491 è attestato come una delle “ville superiori” del Capitanato di Pieve di Teco. Conserva la struttura originaria e l’architettura tradizionale dell’entroterra, con case in pietra e archi che creano passaggi coperti tra le abitazioni. A raccontare il passato sono i forni domestici, utilizzati per la panificazione. Tra le testimonianze delle antiche attività rurali ci sono i “canissi”, seccatoi per le castagne. Nella parte alta del paese si trova la Cappella di San Bartolomeo, citata nel manoscritto seicentesco Sacro e Vago Giardinello, opera di Gio. Ambrogio Paneri, che ne attesta l’esistenza già nel 1579 e ricorda un accordo del 5 agosto dello stesso anno tra la popolazione e il parroco per la celebrazione settimanale della Messa. Restaurata nel 1981, ospita un altare in stucco del XVII secolo e dipinti ed è dotata di un campanile a vela. Il borgo conserva ancora il lavatoio, utilizzato per lavare i panni, e la vasca interrata per la raccolta dell’acqua sorgiva, destinata al fabbisogno delle famiglie nei secoli scorsi. La vasca è voltata a botte e presenta un imbocco in pietra posata a secco, con la parte superiore ad arco. Con il passare degli anni, la vasca e il lavatoio si erano riempiti di fango e detriti, fino a essere ripuliti e ripristinati grazie all’impegno degli abitanti. Nonostante il recupero, i due manufatti mostrano i segni del tempo e richiedono ulteriori interventi per migliorarne la conservazione. L’area, fresca e verde, è apprezzata in estate per momenti di relax. L’isolamento e il progressivo spopolamento hanno contribuito a preservare il patrimonio storico e culturale del borgo. Oggi Trastanello conta pochi residenti stabili, ma nei mesi estivi le sue case si riaprono e il borgo torna ad animarsi. Trastanello non è soltanto memoria del passato: è un borgo che sta ritrovando vitalità grazie a chi lo abita, lo recupera e ne riconosce il valore, contribuendo a riportarlo a nuova vita. Tutelarlo significa accompagnare questa nuova fase, preservandone l’identità e permettendo che la cultura dell’entroterra ligure continui a essere vissuta e trasmessa alle generazioni future.
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