SITO ARCHEOLOGICO GROTTA DEI PIPISTRELLI

MATERA

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SITO ARCHEOLOGICO GROTTA DEI PIPISTRELLI
La Grotta dei Pipistrelli è un importante sito archeologico situato sul versante occidentale della Gravina di Matera in località Serra Sant'Angelo. Deve il suo nome alla presenza di colonie di chirotteri che vi dimorano. A partire dal Medioevo la suddetta cavità prende il nome di Sant’Angelo lo Cupo con riferimento all’oscurità della caverna e viene adibita a chiesa rupestre dedicata al culto micaelico. La Grotta presenta una formazione Paleocarsica che evidenzia l'unione geologica tra le Calcareniti ed il sottostante Calcare di Altamura. La Grotta dei Pipistrelli e la sottostante Grotta Funeraria sono state oggetto di scavi archeologici tra il 1876 ed il 1878 ad opera di Domenico Ridola, dottore materano appassionato di archeologia. Gli scavi hanno restituito reperti archeologici risalenti al periodo tra il Paleolitico ed il Medioevo. Si presume che la Grotta dei Pipistrelli sia stata utilizzata durante il Paleolitico Medio e Superiore come ricovero occasionale e come sito di caccia di specie troglofile: sono stati infatti rinvenuti resti di animali estinti tra cui la iena macchiata, il bue antico, il cervo elafo e l'orso delle caverne detto orso speleo. Al Paleolitico Medio sono attribuibili alcuni strumenti di tecnica levallois, quali raschiatoi e punte. Al Paleolitico Superiore risalgono strumenti ricavati da selce d’importazione e da ciottoli fluviali locali quali grattatoi, punte e bulini. Appartengono al Neolitico numerosi frammenti ceramici quali ceramiche impresse, graffite, dipinte a bande rosse, brune o bianche, a bande marginate di nero, frammenti tipici della cultura di Serra Alto e della cultura di Diana. Le attestazioni della presenza umana durante l’Età dei Metalli è piuttosto scarsa, assenza forse dovuta alle manomissioni degli strati superficiali del deposito archeologico, verificatesi in Epoca Medievale quando il piano pavimentale della Grotta fu livellato e forse lastricato. A poco più di 10 metri sotto l'ingresso della Grotta dei Pipistrelli si trova la Grotta Funeraria, una cavità costituita da un corridoio terminante in un ambiente ipogeo destinato alla sepoltura dei defunti: al suo interno sono stati scoperti i resti di trenta individui di età e sesso diversi, deposti in momenti differenti. All’epoca della scoperta la grotta era chiusa da un muretto a secco: gli aiutanti di Domenico Ridola, senza il consenso di quest’ultimo e spinti dl desiderio di trovare il famigerato tesoro di Federico Barbarossa, demolirono il muretto e devastarono il ricco deposito di reperti rendendo inattuabile la loro catalogazione storica. Oggi la grotta appare come uno stretto e buio cunicolo naturale, lungo circa 8 metri, terminante in una “cella” vagamente quadrangolare di circa 1,5 x 4m. Lungo il piano di calpestio sovrastante le Grotte vi è la presenza di alcune tombe, di palmenti e di una cisterna a trincea. Le tombe, presumibilmente costruite in Età Medioevale, presentano una struttura in cassa litica ovvero costituita da una fossa scavata nella roccia, di forma antropoide o rettangolare. Le sepolture, presumibilmente di Età Medievale, erano quasi sempre monosome e seguivano di solito un orientamento est-ovest. I corpi sono deposti supini e con le braccia incrociate sul petto o sull’addome e con gli arti inferiori distesi. I palmenti a cielo aperto erano antiche strutture utilizzate per la trasformazione dell’uva in mosto e la sua fermentazione. Erano composti da due vasche scavate nella roccia, collegate da un foro. L’uva veniva pigiata a piedi nella vasca superiore e lasciata a macerare per 24-48 ore. Successivamente, si apriva il foro e il mosto filtrato passava nella vasca inferiore, dove veniva raccolto in contenitori mobili (botte o tino) per essere conservato altrove. Le cisterne a trincea sono fosse lunghe, strette e dalle pareti inclinate utilizzate probabilmente, a partire dal Neolitico, come silos per lo stoccaggio dei cereali o per raccogliere e conservare l'acqua piovana.
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