Il santuario Giubilare delle Sette Chiese delinea e caratterizza il colle della Rocca nella città di Monselice (PD). A metà costa del colle, oltre l'antica pieve di Santa Giustina, chiesa matrice del 1256, si snoda un percorso devozionale ascensionale composto da sei cappelle, che termina con la settima chiesa: l'oratorio di San Giorgio, un tempo spazio sacro riservato alla nobile famiglia Duodo. Il Santuario monselicense si inserisce per questa sua peculiarità nella tipologia dei sacri monti, ma al contempo è un santuario "ad instar" (a somiglianza di). Un "unicum" nel panorama dei santuari italiani in quanto rappresenta in miniatura l'antico percorso giubilare di visita alle sette basiliche maggiori ripreso verso la metà del XVI secolo da San Flippo Neri a Roma. Ritroviamo qui a Monselice sei cappelle dedicate a: Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le Mura, San Sebastiano, e la sesta cointitolata ai Santi Pietro e Paolo. La storia del Santuario è legata alla nobile famiglia veneziana dei Duodo, presenti a Monselice dal 1518 per amministrare i beni della proprietà. Svolsero per molti anni attività di ambasciatori e curatori nei rapporti tra la Serenissima Repubblica e lo Stato Pontificio, assumendo anche l'impegno di difensori e promotori delle istanze religiose della Controriforma, contribuendo a mantenere viva la fede in terra euganea. Verso la metà dei XVI sec. incaricano l'architetto vicentino Vincenzo Scamozzi per edificare un complesso residenziale e religioso nelle vicinanze dell'antico oratorio preesistente dedicato a San Giorgio, con il recupero di quest'ultimo predestinandolo a cappella di famiglia. Lo Scamozzi si occuperà anche della progettazione per la costruzione delle 6 cappelle, per le quali nel 1605 Pietro Duodo ottiene da Papa Paolo V, mediante un breve papale, la concessione dell'Indulgenza Plenaria nella stessa forma ottenibile dai pellegrini che s recavano in pellegrinaggio alle sette basiliche capitoline. Le sei cappelle vengono dotate entro il 1615 di altrettante pale d'altare raffiguranti i santi a cui le stesse sono dedicate, ad opera del pittore Jacopo Palma il Giovane, e ancora oggi ivi presenti. Il 24 giugno del 1651, grazie a Francesco Duodo, arrivano all'oratorio di San Giorgio i primi tre corpi di martiri cristiani. Da questo momento l'oratorio potenzia la sua prerogativa divenendo un "santuario nel santuario" ottenendo la doppia denominazione di Santuario delle Sette Chiese e Santuario dei Santi . All'inizio della via sacra viene eretta la cosiddetta "porta romana", un portale di accesso con l'iscrizione "Romanis basilicis pares". L'attuale assetto del santuario è dovuto all'opera di Nicolò Duodo il quale, tra il 1719 e l 1721, ottiene da Papa Clemente XI nuove reliquie e altri corpi di protomartiri cristiani, tra questi le spoglie di San Valentino presbitero e martire che la tradizione locale vuole protettore dall'epilessia soprattutto nei confronti dei bambini. IL 14 febbraio di ogni anno, chi si reca in visita al santuario può ricevere una chiavetta benedetta, con l'effige del santo, emblema degli strumenti usati, nei secoli passati, per soccorrere chi soffriva di attacchi di epilessia. Oggi essa aiuta simbolicamente ad aprire il cuore al Bene. Nel 1791 il Santuario viene ufficialmente aperto al pubblico consentendo a tutti di visitare questo luogo di devozione con la presenza di ventisette corpi di martiri, ancora visibili. Oggi chi si accinge a salire la via sacra scopre oltre la "porta romana" una delle passeggiate più belle del Veneto - secondo il poeta Gian Antonio Cibotto -, ritrovandosi insieme ai pellegrini che percorrono a migliaia questi luoghi, in forma individuale o collettiva.
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