Il locale sito al n. 7 sotto i Portici delle Teresiane costituisce un ambiente di grande valenza
storico-artistica, un tempo Convento di Clausura sotto la Regola di Santa Maria Maddalena dei Pazzi ed intitolato a San Giuseppe, che oggi costituisce, nel cuore della città Fasano, un complesso edilizio con funzione amministrativa, culturale e commerciale. Le fonti fanno risalire a Giuseppe Calefati, detto Tupparello, uno dei più insigni benefattori
fasanesi, la volontà di costruire un convento di monache in Fasano utilizzando, come
indicato dalle disposizioni testamentarie, le rendite dei suoi beni.
La maestosa fabbrica fu terminata dall’Università di Fasano, che la trasferì in
donazione alle Teresiane con un atto notarile del 23 luglio 1690.
Nel 1861, con l'Unità d'Italia tutti i beni degli Enti Ecclesiastici furono incamerati dallo Stato e,
da questo, dagli Enti Locali, così la corporazione religiosa delle Teresiane fu soppressa. il 29 marzo 1909, il consiglio Municipale di Fasano, in seduta straordinaria, assunse il provvedimento che sanciva il passaggio della proprietà delle fabbriche del
monastero al Comune di Fasano.
A seguito degli interventi di restauro per farne un mercato coperto, agli inizi degli anni ’30, tutti i locali a piano terra vennero dati in affitto ed il vano n. 7, che aveva costituito l'ingresso originario al convento seicentesco proprio su via Parlatorio, venne assegnato ad un venditore di frutta e verdura che ha mantenuto la sua attività fino agli anni ’60.
Negli anni Novanta, si determinò un nuovo progetto per rendere funzionale il complesso dei
Portici; tutti i locali vennero assegnati a nuovi operatori economici intenzionati ad investire in
un nuovo spazio commerciale. Solo per il locale “dell'affresco” fu bloccata l’assegnazione, e
non prevedendo nessun intervento per il recupero, la stanza rimase chiusa e sconosciuta.
Nel 2006, fu deliberato un finanziamento teso al restauro della decorazione parietale che
scoprì che la pittura a “finte arcate” era una semplice tempera, realizzata su un'immagine più antica, dipinta invece ad affresco e databile, con ogni probabilità, alla fine del '600. La Soprintendenza autorizzò la cancellazione della tempera per rendere visibile il grande affresco della “Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre”, in cui un'angelo dalla spada infuocata caccia i progenitori dall'Eden, che si lasciano alle spalle l'albero della vita a cui é attorcigliato un serpente dal volto umano.
Oggi la ristrutturazione permette di ammirare un interessante apparato decorativo e
strutturale che, con la presenza della ruota attraverso cui potevano avvenire i contatti della
clausura con il mondo oltre le mura conventuali, consente lo studio e la ricerca del vano e del
contesto storico e architettonico, nonché artistico, di tutto il complesso conventuale.