Al km 236,9 della SS 113 svoltate per il bivio Contrada Chiesazza (segnalato) e, arrivati in corrispondenza dei piloni dell’autostrada, seguite il sentiero sulla destra, che scende al fiume. Il ponte, ricordato per la prima volta in un documento del 1248, è una delle ultime testimonianze rimaste della strada medievale fra Palermo e Termini, che ricalcava in buona parte la romana Via Valeria. E' a schiena d’asino e presenta un arco a sesto acuto a doppia ghiera (7,35 m), simile a quelli del Ponte dell'Ammiraglio di Palermo. Sopravvissuto ad alluvioni e intemperie, versa oggi in stato di penoso abbandono, e negli ultimi anni il suo degrado si è sensibilmente accelerato. Scendendo fino al greto del torrente potrete osservare meglio la struttura del ponte, fatta di piccoli blocchi di calcarenite, disposti con molta cura, e i segni d’erosione lasciati dall’acqua sui piloni, che indicano come nei secoli passati il clima fosse più umido, e la portata del torrente – almeno in inverno – notevolmente maggiore di oggi.
Dalla collina soprastante, l’Abbazia di S. Maria di Campogrosso, fondata da Roberto il Guiscardo nel 1077, controllava la strada, un ampio tratto di litorale e un vicino villaggio musulmano. Dell'abbazia, che, almeno fino al XVI secolo serviva da luogo di sosta ai viaggiatori (come documenta l'Omodei) rimangono i ruderi della chiesa, situata in spettacolare posizione panoramica.