Prima di diventare il parco urbano che conosciamo oggi, l'area dei Rimbocchi possedeva una forte identità rurale e idrogeologica legata alla topografia della periferia nord di Perugia. Il Parco dei Rimbocchi, infatti, rappresenta da oltre cinquant'anni uno dei polmoni verdi e sociali più significativi della zona nord di Perugia. Esteso su una superficie di circa 5,2 ettari e incastonato tra i quartieri di Elce, Rimbocchi e San Marco, questo spazio non è semplicemente un'area naturale, ma il custode di una complessa evoluzione storica e idrogeologica della città. Il legame del parco con il territorio affonda le radici nella ricchezza d'acqua della vallata. Il toponimo stesso, "Rimbocchi", richiama storicamente la confluenza e il "rimbocco" dei fossi e delle vene sorgive sotterranee che scendono dalle colline circostanti. Questa eccezionale presenza idrica, che in epoca antica riforniva le attività della Conca, ha alimentato per secoli una falda preziosa. È proprio su questo asse acquifero che, nell'Ottocento, nacquero e prosperarono le vicine Terme di San Galigano. Famose per le loro acque sulfuree e magnesiache dalle proprietà curative, le terme divennero il fulcro della vita mondana della borghesia perugina dell'epoca, una memoria storica preziosa immortalata anche nei celebri acquerelli del pittore Napoleone Verga. Fino alla metà del Novecento, l'intera fascia compresa tra lo snodo di San Galigano e la salita di Elce era un'area prevalentemente agricola caratterizzata da colture tradizionali e piccoli canali di scolo per l'irrigazione. Il fondovalle dei Rimbocchi fungeva da naturale cerniera verde e via di passaggio per i contadini che dalle zone più a nord (come Montegrillo e San Marco) si recavano verso la città murata, transitando per la porta di Elce. Il passaggio da campagna a spazio pubblico è legato al boom demografico ed edilizio di Perugia nel secondo dopoguerra. All'inizio degli anni '70, il Comune di Perugia edificò la struttura coperta del C.V.A., un edificio polivalente fulcro della politica urbanistica umbra dell'epoca, pensato per dotare i nuovi quartieri periferici di spazi per assemblee, feste e attività collettive. A seguire l'amministrazione comunale decise di espropriare e attrezzare formalmente i 5,2 ettari di terreno limitrofi per "completare un sito di aggregazione al servizio dell'intero quartiere". I Rimbocchi assursero così ufficialmente allo status di Parco Urbano. Il disegno iniziale degli anni '70 non era un semplice prato, ma un progetto che sfruttava i dislivelli della vallata per creare percorsi pedonali geometrici, piantumazioni di alberi ad alto fusto per fare ombra e barriera acustica, e l'integrazione di un campetto da calcio e aree recintate per il gioco dei bambini. Oggi, dopo cinquant’anni, lo spazio si presenta purtroppo lasciato a se stesso, ma anima ancora le memorie storiche dei residenti, con ricordi legati alle vecchie Terme di San Galigano, alla Via delle Sorgenti e a una campagna che negli anni '60 ospitava un canale d'acqua pulita. Questo “quadro ambientale” di grande valore conserva ancora tutte le potenzialità per svolgere la funzione di asse portante per l'intera comunità ma necessita urgentemente di essere ridisegnato per essere nuovamente accogliente nei confronti dei cittadini, per diventare una costellazione di luoghi importanti per lo svago, l’educazione e la ricerca. Il Parco dei Rimbocchi ha l'urgente necessità di essere sottratto all'abbandono per rispondere ai bisogni concreti di tutte le generazioni, sanare le carenze strutturali dell'area e restituire dignità al quartiere. L'Istituto d'Istruzione Superiore "Giordano Bruno" di Perugia si è fatto portavoce di questo bisogno della comunità e, nell’ambito del concorso FAI Scuola “Decoro urbano: diamo tutti una mano” ha elaborato un’idea progettuale che, dopo essere stata premiata al concorso, merita ora di essere sostenuta dai cittadini, dalle associazioni e dalle istituzioni.