L’ex monastero di Santa Chiara, fondato intorno al 1260 da Florisenda da Palena, rappresenta ancora oggi, nonostante le trasformazioni subite nel tempo, una preziosa testimonianza della vita di clausura delle monache clarisse e delle rigorose modalità con cui esse si relazionavano con il mondo esterno. Una serie di vasti ambienti occupava il piano terra, tra cui la cappella interna, il refettorio, la cucina, le cantine e altri locali di servizio; al piano superiore erano situati l’educandato e il dormitorio. Fu proprio all’interno del monastero di Santa Chiara che, intorno al Quattrocento, le monache diedero inizio alla lavorazione del confetto. Le clarisse realizzavano elaborate composizioni decorative — fiori, grappoli d’uva, spighe e rosari — intrecciando i confetti con fili di seta, dando origine a un’arte raffinata che sarebbe divenuta nei secoli una delle tradizioni più celebri e identitarie di Sulmona, conosciuta oggi in tutto il mondo. Accanto al monastero, con accesso indipendente e separato dal complesso monastico, si trova il suggestivo parlatorio, oggi destinato a sala lettura della Biblioteca, al quale si accede attraverso un magnifico portale barocco riccamente decorato. Fu il vescovo Cesare del Pezzo a richiederne la realizzazione, a seguito della visita pastorale del marzo 1594. Questo ambiente conserva intatto il fascino della sua funzione originaria: era infatti il luogo in cui le monache potevano interagire con i parenti e comunicare con l’esterno senza infrangere la clausura. Particolarmente significative sono le grate che separavano le religiose dai visitatori, simbolo concreto della distanza tra il mondo claustrale e la vita esterna. Accanto alle grate si trovano ancora le caratteristiche piccole ruote girevoli utilizzate per lo scambio di oggetti senza che vi fosse un contatto diretto. In una nicchia è inoltre conservata la suggestiva ruota degli esposti, attraverso la quale venivano accolti in anonimato i neonati abbandonati, traccia della funzione assistenziale e caritatevole svolta dal monastero nel corso dei secoli. Questi elementi raccontano in maniera tangibile la quotidianità della clausura e rendono il parlatorio una testimonianza unica della spiritualità e della vita monastica femminile. L’ambiente del parlatorio è impreziosito da raffinati apparati decorativi in stucco e pietra. Negli ovali compaiono immagini allegoriche realizzate dall’artista bergamasco Pietro Fantoni, ispirate alle figure presenti nell’Iconologia di Cesare Ripa. Le allegorie seguono un percorso simbolico che riflette il cammino spirituale intrapreso dalle Clarisse: dal Disprezzo del mondo si passa all’Umiltà, all’Obbedienza, alla Castità, alla Povertà, fino a giungere alla Fede. Oggi, tuttavia, in seguito ad eventi sismici, il parlatorio è stato dichiarato inagibile a causa delle gravi lesioni e fessure che interessano la facciata della sala prospiciente lo slargo di accesso e la volta principale dell’ambiente interno. Da allora il luogo è chiuso al pubblico e non può più essere utilizzato come sala lettura della Biblioteca. Il recupero e il restauro di questo ambiente così significativo e dei suoi pregevoli apparati decorativi risultano pertanto indispensabili per restituire la piena fruibilità del luogo e salvaguardare una testimonianza unica della storia religiosa, artistica e culturale di Sulmona.
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