Nascosta dal tessuto urbano del centro abitato, la Chiesa di San Lorenzo è un'autentica "pera cotogna" architettonica, un luogo che racconta oltre mille anni di storia della nostra comunità. Documentata già dal 1067 e probabilmente edificata sui resti di un'antica cella benedettina, l'attuale struttura risale al XII-XIII secolo, epoca in cui passò sotto la giurisdizione dell'abbazia di San Salvatore del Monte Amiata (1274). La chiesa è un pregevole esempio di architettura romanica rurale: a navata unica con abside semicircolare, presenta una facciata con portale a tutto sesto e tracce dell'originale paramento murario a filaretto. L'abside, elemento di maggior pregio, custodisce ancora tre monofore strombate oggi tamponate, mentre la copertura originaria è costituita da capriate in legno. A impreziosire questo spazio semplice e raccolto c'è un ciclo di affreschi seicenteschi che riveste l'abside. L'opera centrale raffigura “Il Miracolo del latte”, con la Madonna e il Bambino benedicente. Ai lati, una preziosa galleria di santi che testimoniano la devozione locale: San Bernardo di Chiaravalle e San Francesco a sinistra, San Lorenzo (titolare della chiesa) e Sisto II a destra. Sulle pareti laterali campeggiano le figure di San Sebastiano e Sant'Antonio da Padova. Questo patrimonio pittorico è la memoria visiva della fede delle generazioni passate. La chiesa versa in condizioni di degrado molto avanzato e diffuso. Il problema più urgente è il grave cedimento strutturale delle murature perimetrali nel punto di incasso con le capriate lignee della copertura. Le capriate stesse hanno subìto una pericolosa rotazione, probabilmente a causa di un posizionamento disallineato rispetto all'andamento del tetto. Questa instabilità strutturale ha causato la perdita di tenuta della copertura, generando copiose infiltrazioni d’acqua piovana (aggravate anche dalla vetustà degli infissi). L'acqua che penetra all'interno sta distruggendo sistematicamente le pareti: l'intonaco si sta staccando e sono apparse numerose e preoccupanti macchie di umidità, mettendo a serio rischio la sopravvivenza stessa degli affreschi seicenteschi.
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