LA CASA DELL'OROLOGIAIO

GHIFFA, VERBANO CUSIO OSSOLA

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LA CASA DELL'OROLOGIAIO

La Casa dell'Orologiaio, un caso piú unico che raro di archeologia industriale trasformata in sperimentazione architettonica. Sorge a Ghiffa, sulle rive del Lago Maggiore, a pochi passi dal Santuario della Santissima Trinità , nella Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Ghiffa, ma anche a pochi passi dalla ex fabbrica di orologi che le diede il nome. All'inizio degli anni '70, l'industriale verbanese Natale Boletti realizzó in questa zona una fabbrica di orologi, la "Boltime", che diede lavoro a una trentina di operai per circa un decennio. Fu lo stesso Boletti, geometra e laureato in economia e commercio, a costruire poco distante dalla fabbrica, a partire dal 1980, la propria residenza: un edificio sperimentale concepito per ruotare di 360 gradi, inseguendo il corso del sole, e dotato giá allora di celle solari integrate in copertura. Un'intuizione tecnologica sorprendentemente anticipatrice, nata dalla stessa cultura industriale che aveva dato vita, poco distante, alla produzione Boltime. Boletti morí nel 1998. La villa, rimasta agli eredi, fu affittata e poi abbandonata, fino a quando Elena Tosi e Attilio Mileto non l'acquistarono nel 2012, trovandola già da tempo fuori uso. La fabbrica Boltime aveva cessato l'attività ben prima, lasciando peró il proprio nome impresso nella memoria popolare: ancora oggi gli abitanti di Ghiffa chiamano l'edificio "la casa dell'orologiaio". A partire dal 2017, e in modo integrale dal 2023, l'edificio è stato oggetto di un recupero architettonico che ha riattivato, con sensibilitá contemporanea, la stessa intuizione di Boletti: orientamento solare, luce naturale, involucro edilizio efficiente, secondo i principi dell'architettura bioclimatica e passiva. Un filo diretto tra l'innovazione energetica "ante litteram" degli anni '70-'80 e le tecniche di efficientamento oggi al centro delle politiche per il patrimonio costruito. Intervento pubblicato su Archilovers e candidato al Premio IN/ARCHITETTURA 2026. La storia catastale dell'immobile rappresenta un paradosso urbanistico. Una scheda catastale del 1984 attestava giá la destinazione residenziale dell'edificio. Tale destinazione fu temporaneamente modificata per consentire una compravendita, per poi essere riportata all'originaria. Nonostante questo percorso coerente, l'edificio risulta ancora oggi classificato come area produttiva nello strumento urbanistico comunale vigente, una pianificazione che riteniamo abnorme e costruita su misura, in contrasto con gli atti catastali. Il recupero, inoltre, non si è potuto concludere nella sua interezza. Le difficoltà economiche incontrate,, aggravate dall'incertezza sul valore dell'immobile generata da questa classificazione anomala;, hanno impedito il completamento di alcuni interventi di efficientamento previsti dal progetto originario: in particolare l'involucro termico e l'integrazione di fonti rinnovabili. Segnaliamo questo luogo al FAI per il suo valore architettonico e il legame con il paesaggio del Lago Maggiore e del Sacro Monte, ma anche perchè un riconoscimento pubblico potrebbe restituire slancio a un progetto di recupero sostenibile rimasto a metà e magari aprire la strada, nelle fasi successive del censimento, a forme di sostegno per completarlo. Approfondimenti: https://www.archilovers.com/projects/243008/la-casa-dell-orologiaio-recupero-di-edificio-unifamiliare-rotante.html https://it.wikipedia.org/wiki/Ghiffa https://www.prealpina.it/news/valli-e-laghi/267007/oggebbio-la-casa-orologio-che-segue-il-sole.html https://torinocronaca.it/news/news/125649/architetti-torinesi-rimettono-in-funzione-la-casa-rotante-del-lago-maggiore.html

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