In provincia di Cuneo, nel Comune di Cherasco e nelle vicinanze di quello di Salmour, ci sono i resti del grande complesso religioso seicentesco.
Delle due zone dell’eremo sono rimaste tante parti di quella pubblica, aperta ai visitatori. In particolare, si possono osservare la chiesa, l’edificio che ospitava la foresteria e il refettorio (con la cucina e la dispensa), la ghiacciaia, le abitazioni dei conversi e dei contadini che collaboravano alla conduzione dell’eremo e il muro di cinta pressoché intatto.
Sono andate, invece, distrutte le celle dei monaci della zona di clausura.
Allo stato attuale alcune parti sono state ristrutturate, alcune strutture sono di nuova costruzione (anni 70 e 80) ma la maggior parte del complesso porta i segni del tempo.
I monaci camaldolesi dopo un primo insediamento agli inizi del 1600, abbandonarono l’eremo nel 1647. Ritornarono nel 1675 facendo rinascere la comunità camaldolese di Selvamaggiore.
Agli inizi del 1700 l’eremo non aveva ancora la struttura per consentire una vera e propria vita eremitica, ci sono, infatti, i fabbricati che servono da foresteria e da abitazione dei religiosi, i locali di servizio ma mancano le celle e la parte di clausura. Nel 1703 grazie all’ingresso nell’eremo di Gioachino, figlio di un ricco mercante torinese, Gianantonio Boggetto avviene la realizzazione di 12 celle, della chiesa e del muro della clausura. Nel 1721 i monaci riescono finalmente a condurre il rispetto della regola di clausura, a cui in precedenza si era derogato.
L’ingresso a Cherasco di Napoleone Bonaparte, nel 1796 per firmare l’armistizio, segna simbolicamente l’inizio della fine della storia dell’eremo di Selvamaggiore.
Il generale ha bisogno di risorse e impone una forte contribuzione alla comunità cheraschese così come al clero. Prima che inizino le vendite, l’eremo di Cherasco con 11 religiosi, i fratelli laici e i servitori è il secondo dopo quello di Torino per numero di persone ma il primo per patrimonio.
Con un decreto del 1801 viene soppresso l’eremo di Selvamaggiore di Cherasco.
Successivamente, l’eremo divenne proprietà della famiglia Segre, storica famiglia ebraica di Cherasco che diede a mezzadria la conduzione degli edifici e dei terreni. Nella seconda metà del 1900, le parti dell’eremo divennero proprietà dei mezzadri. Attualmente è suddiviso in 5 proprietà.