Il Convento e la Chiesa di Santa Chiara, entrambi di origine duecentesca, si affacciano su Piazza Garibaldi e si raggiungono attraverso una scalinata che conduce a un cortile interno, sul quale si collocano la facciata della chiesa — ricostruita nel 1711 — e i portali d'ingresso all'ex monastero delle Clarisse.
La chiesa è uno degli esempi più riusciti di barocco abruzzese: stucchi e ori vi sono distribuiti con eleganza e misura. Il monastero, fondato intorno al 1260 da Florisenda da Palena, ospita oggi il Polo Museale Civico Diocesano e la Biblioteca Diocesana. Il chiostro cinquecentesco e i resti di affreschi del XIII secolo restituiscono ancora l'atmosfera della clausura in cui le Clarisse vissero per secoli.
Fu proprio qui che, intorno al Quattrocento, le monache diedero inizio alla lavorazione artistica del confetto: composizioni di fiori, grappoli d'uva, spighe e rosari intrecciati con fili di seta, origine di una tradizione che ha reso Sulmona celebre nel mondo.
Il parlatorio, accessibile da un magnifico portale barocco, conserva le grate che separavano le religiose dai visitatori, le ruote girevoli per lo scambio di oggetti e la ruota degli esposti, attraverso cui venivano accolti in anonimato i neonati abbandonati. Gli apparati decorativi in stucco includono allegorie realizzate dall'artista bergamasco Pietro Fantoni, ispirate all'Iconologia di Cesare Ripa, che seguono il percorso spirituale delle Clarisse dal Disprezzo del mondo fino alla Fede. A seguito di eventi sismici, il parlatorio è oggi dichiarato inagibile e chiuso al pubblico: il suo recupero è indispensabile per restituire alla città una testimonianza unica della storia religiosa e artistica di Sulmona.