CHIESA RUPESTRE DI SANTA CANDIDA

BARI

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CHIESA RUPESTRE DI SANTA CANDIDA

La chiesa rupestre di Santa Candida, datata X-XI secolo, è ubicata sul fianco destro della lama Picone (antico torrente Japigio). È la più grande basilica rupestre pugliese (circa 120 mq). Scavata nel banco di calcarenite che costeggia la Lama Picone – antico solco fluviale oggi inglobato nell’espansione urbana – Santa Candida è una delle più importanti testimonianze di architettura ipogea dell’Italia meridionale. La sua origine viene fatta risalire tra il X e l’XI secolo, in un periodo in cui il territorio pugliese era attraversato da influssi culturali e religiosi di matrice bizantina. Non si tratta di una semplice cavità adibita al culto, ma di una vera e propria basilica sotterranea, tra le più grandi della Puglia, con una superficie di circa 120 metri quadrati. La chiesa si inseriva in un più ampio sistema di insediamento rupestre, probabilmente affiancato da ambienti monastici e strutture di servizio, oggi in gran parte perduti. Accedendo all’interno della chiesa, colpisce immediatamente la complessità dell’impianto architettonico. La pianta, definita “a ventaglio”, si articola in più navate separate da pilastri e collegate da archi a tutto sesto, che guidano lo sguardo verso le absidi profonde, cuore liturgico dello spazio sacro. L’organizzazione interna richiama i modelli delle basiliche di superficie, ma reinterpretata attraverso il linguaggio materico della roccia: qui le pareti non sono costruite, bensì scavate, modellate direttamente nel substrato geologico. Questo conferisce all’ambiente un carattere unico, sospeso tra architettura e natura, in cui la luce – filtrata e sempre attenuata – contribuisce a creare un’atmosfera raccolta, quasi mistica. Un tempo, le pareti erano interamente decorate. Gli affreschi, oggi quasi completamente scomparsi, narravano episodi sacri e raffiguravano santi venerati dalla comunità: residui di iscrizioni attestano la presenza di Santa Cecilia, Sant’Elena, San Tommaso, San Giacomo e altri. La loro perdita non cancella però la suggestione del luogo, che conserva un forte potere evocativo. La presenza di Santa Candida non era isolata. Intorno alla chiesa si sviluppava probabilmente una “chora”, un piccolo insediamento rurale con funzioni agricole e religiose, abitato da comunità che vivevano in stretto rapporto con il territorio e le sue risorse. Il complesso rappresenta un esempio emblematico di quel fenomeno, diffuso in tutta la Puglia altomedievale, che vedeva la nascita di insediamenti rupestri legati alla diffusione del monachesimo orientale. Questi luoghi, spesso appartati, erano ideali per la vita contemplativa e per la costruzione di spazi sacri essenziali ma profondamente simbolici. La stessa dedicazione a Santa Candida – affiancata in alcune fonti anche a Santa Elena – richiama un panorama devozionale articolato, in cui elementi della tradizione latina si intrecciano con influenze orientali. Nonostante il suo valore storico e artistico, Santa Candida è oggi un sito fragile. Nel corso del Novecento, interventi legati alla realizzazione della tangenziale di Bari hanno comportato la distruzione di parti significative del complesso originario, in particolare degli accessi e degli ambienti esterni. A questi danni si è aggiunta, nel tempo, una prolungata condizione di abbandono. Atti vandalici, degrado ambientale e assenza di una valorizzazione strutturata hanno compromesso ulteriormente la conservazione del sito, che pure resta uno dei più rilevanti esempi di architettura rupestre del Mezzogiorno

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