La chiesa di San Giovanni Evangelista, documentata fin dal XII secolo, fu sin dalle origini eretta a parrocchia. Verso la fine del XV secolo l’edificio minacciava rovina, rendendo necessario un intervento radicale di “ammodernamento” attraverso la completa ricostruzione. Si procedette alla demolizione, mantenendo tuttavia il perimetro murario medievale sopraelevato rispetto al terreno, scelta strategica per evitare contestazioni sul diritto di ricostruzione e utile anche come base per le nuove fondazioni. Nel 1502 la direzione dei lavori fu affidata al capomastro e architetto Girolamo Casotti, figlio del più noto Antonio, al quale si attribuisce verosimilmente anche parte del progetto. L’impianto dell’antica chiesa romanica rimase leggibile nella nuova struttura, che ne ereditò parte della tipologia. I lavori procedettero lentamente: nel 1545 la chiesa risultava ancora priva di copertura e solo nella seconda metà del secolo può dirsi conclusa. Fondamentale fu l’intervento di Alberto Pacchioni nel 1563, che portò a compimento l’edificio, lasciando incompiuta la facciata. A partire da questo periodo prese avvio il ricco ciclo di affreschi interni, destinato a proseguire per tutto il secolo successivo e a definire l’identità artistica della chiesa. San Giovannino si configura così come un autentico scrigno d’arte, con un articolato apparato decorativo sia ad affresco sia mobile. Tra le opere più significative spiccano i due grandi teleri di Tiarini nel presbiterio e il celebre Compianto sul Cristo morto attribuito a Guido Mazzoni. Di straordinario impatto è il soffitto della navata centrale, realizzato con effetti prospettici da Tommaso Sandrini e arricchito dai medaglioni di Lorenzo Franchi. Di grande interesse è anche la cupola, dipinta dal parmigiano Sisto Badalocchio sul modello correggesco di San Giovanni a Parma, affiancata dai pennacchi dello stesso autore. Il catino absidale, opera del lucchese Paolo Guidotti detto Cavalier Borghese, completa il ciclo decorativo contribuendo all’unicità dell’edificio nel contesto urbano. Per la qualità e la concentrazione degli artisti coinvolti, la chiesa può essere considerata una sorta di “piccola Ghiara”, in riferimento alla vicina basilica della Madonna della Ghiara. Notevole è anche il patrimonio di arredi mobili e dipinti: oltre ai teleri di Tiarini, nell’abside sono presenti importanti tele, tra cui una copia da Daniele da Volterra, ispirata all’originale della Cappella Orsini a Trinità dei Monti. La storia della chiesa attraversa anche fasi di decadenza e rifunzionalizzazione: dopo la soppressione napoleonica, l’edificio fu requisita e venduto al mercante Luigi Trivelli, che lo destinò a usi profani. Nel 1896 gli eredi Palazzi Trivelli cedettero la chiesa alla Venerabile Confraternita dell’Immacolata Concezione e di San Francesco d’Assisi, la più antica della diocesi, attestata già nel 1260 ed eretta canonicamente nel XV secolo. La confraternita promosse un importante intervento di recupero, con il riallestimento degli altari, l’inserimento di opere contemporanee di artisti locali come Carlo Destri e Giovanni Simonini e l’installazione del primo impianto di riscaldamento a pavimento della diocesi. In tempi recenti è stato inoltre restaurato un prezioso crocifisso ligneo a grandezza naturale del XIV secolo, tra i più antichi del territorio. Oggi la chiesa di San Giovannino si presenta come un patrimonio artistico di grande valore, ancora bisognoso di interventi di riqualificazione ma capace di raccontare una storia complessa e affascinante, dove architettura, pittura e devozione si intrecciano in modo unico.