La chiesetta gentilizia della Madonna dell’Arco a Civita Giuliana in Pompei, fu eretta nel 1830 e inaugurata nel 1837. Sorge su una precedente cappella, di cui incorpora le mura perimetrali nella parte iniziale fino al primo arco della navata.
Dal fondatore Nicola De Rinaldo di Boscoreale si trasmise in eredità ai discendenti, fino a quando l’ultima erede, Livia Zurlo Sarto, la donò alla Prelatura di Pompei nel 1962 ad alcune condizioni: che la chiesa fosse sempre aperta al culto dei fedeli di Civita Giuliana, che vi si celebrassero in perpetuo almeno dodici messe l’anno e che vi fosse apposta una lapide in ricordo del fondatore e dei suoi due nipoti. L’atto fu sottoscritto il 30 aprile 1962 davanti al notaio Angelo Bianchi di Pompei.
Nonostante furti, spoliazioni e altre vicissitudini, tra cui il terremoto del 1980 e la “sparizione” delle due splendide campane borboniche alla fine degli anni ’90, la cappella conserva ancora una bellissima statua di San Francesco di Paola. La statua, in cartapesta, con arti in legno e occhi vitrei, risale agli anni ’30 dell’Ottocento.
Si possono inoltre ammirare due altari, dedicati al Sacro Cuore di Gesù e a Sant’Antonio di Padova, mentre in uno dei quattro pennacchi della grande cupola centrale sono raffigurati San Marco evangelista e gli angeli del Paradiso (1949).
Negli anni la chiesetta divenne il simbolo della contrada e un luogo di aggregazione per gli abitanti della Valle. Fu anche soggetto di diversi pittori dell’epoca, tra cui il paesaggista danese Peter Marius Hansen (1868-1928), che, uscendo dagli Scavi da Porta Vesuvio, si innamorò del luogo e lo immortalò in un dipinto del 1898.
La cappella alimentò anche leggende e aneddoti, frutto della fantasia popolare. Durante uno dei suoi lunghi periodi di inattività, qualcuno giurò di avervi visto ’o munaciello, il celebre spiritello del folclore napoletano, di natura benefica e dispettosa, che secondo la tradizione dimorava tra rovine di abbazie e monasteri abbandonati. Altri collegarono questa presunta “presenza” alla voce secondo cui il fondatore Nicola De Rinaldo avrebbe avuto, da giovane, una passione per lo spiritismo.
Fantasie popolari che lasciarono presto il posto all’affetto che gli abitanti della zona, di Pompei e dei paesi vicini hanno sempre dimostrato per questa bellissima chiesetta.
Intorno alla cappella, fino agli anni ’90 del secolo scorso, intere generazioni di pompeiani si riunivano per festeggiare il Lunedì in Albis, la Pasquetta. La collina di Civita Giuliana è infatti uno dei luoghi più belli e ameni di Pompei e nei giorni di festa si riempiva di piccole bancarelle di castagne, torrone e giocattoli. Le nonne preparavano “’o serpe e noce”, caratteristico dolce a forma di serpente di cui custodivano la ricetta, mentre le serate erano allietate da danze folkloristiche al suono di tamburi e nacchere nell’adiacente antica aia.
Nel 2013 fu stipulato un contratto di comodato d’uso ventennale tra la Prelatura e il Comune di Pompei, con cui l’ente municipale si assunse l’onere della manutenzione e l’utilizzo della struttura, nella speranza che tornasse a essere luogo di devozione e aggregazione culturale. Purtroppo ciò, almeno finora, non è accaduto, ma la cappella della Madonna dell’Arco sulla collina di Civita Giuliana resta uno dei luoghi di maggior fascino della Pompei moderna.