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Giornate FAI d'Autunno
16 - 17 ottobre
CASTELLO - CONVENTO

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CAPRIOLO, BRESCIA

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Attenzione!

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

Apertura a cura di

Gruppo FAI Sebino Franciacorta

Orario

Sabato: 13:30 - 17:30

Domenica: 10:00 - 17:30

Note per la visita

Ultima visita ore 17:00

A CURA DI Gruppo FAI Sebino Franciacorta

Il castello-convento di Capriolo domina il paese e occupa la parte sommitale di una collina. La sua posizione era favorevole sia alla comunicazione con le altre fortificazioni franciacortine sia come rifugio per la popolazione in caso di attacco e assedio. All'interno delle mura si trovavano, originariamente, una piazza con intorni ambienti voltati e un secondo livello composto da altri ambienti coperti e il mastio. Dopo la conversione del castello a convento il complesso è stato adeguato alle nuove esigenze aggiungendovi una chiesa, dei cortili e le celle per le monache.

I documenti sulle origini del castello non sono precisi. Fu il centro di difesa di Capriolo e della sponda bresciana dell'Oglio: un castello comunale, senza essere mai stato sede di un feudatario. Si sa con certezza che nel 1265 fu assediato e conquistato da Roberto di Fiandra, a capo delle truppe di Carlo d'Angiò. Per tutto il medioevo fu zona di storica rivalità fra bresciani e bergamaschi e teatro di lotte prima fra i diversi Comuni e poi fra i Visconti di Milano e la Repubblica di Venezia. Con la pace di Lodi del 1454, Brescia e Bergamo e Crema tornarono a Venezia e il territorio dell'Adda passò agli Sforza. Quindi esaurì la sua funzione di guardia e di ricovero e le cronache locali nel 1610 lo ricordano in parte in disuso. Dopo un periodo di abbandono, nel 1692 per intervento della nobildonna veneziana Chiara Foscarini Duolo e dell'eminente parroco don Francesco Lantieri de Paratico, divenne il convento delle Cappuccine provenienti dalla chiesa di S. Maria delle Grazie in Venezia, mentre ora è affidato alle Madri Orsoline. Con l'arrivo delle monache ebbe inizio una capillare relazione con il territorio che permise loro di introdurre nuove abitudini comunitarie e nuove opere d'arte devozionale.

La mole massiccia e compatta del castello-convento domina dall'alto l'intero paese. Costruito su cinque livelli, è un complesso di grande imponenza che con ricchezza di vicende alterne unisce, una sopra l'altra, due nature contrastanti: castello nella metà inferiore e convento nella metà superiore. All'interno della struttura si trova la chiesa di Santa Maria degli Angeli, iniziata nel 1692, terminata e consacrata due anni dopo. Nella storia della chiesa è da annoverare un momento di grande difficoltà vissuto dal complesso monastico in seguito alle soppressioni napoleoniche e risoltosi nel 1835 con la sua riapertura grazie all'insediamento delle suore Orsoline. La chiesa conserva l'impianto tardo seicentesco e, in alcuni punti, i lacerti delle murature medievali raccontano la storia del luogo. La facciata esterna si presenta sobria e decorata solo con paraste verticali, così come semplice è l'interno della chiesa, come prescritto dall'ordine delle Clarisse. La chiesa è divisa in tre campate e vi si possono ammirare soase lignee e altari policromi di grande effetto. Tra le opere di maggior rilievo sono da annoverare la pala del Celesti, il coro delle monache e un importante Crocifisso ligneo romanico.

COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?

Durante le Giornate FAI vi porteremo alla scoperta della storia e delle bellezze naturalistiche, architettoniche, artistiche e culturali di un castello che nel tempo si è trasformato in un convento e che, ancora oggi è sede di attività educative. Il bene è normalmente accessibile solo in parte ma, eccezionalmente, vi accompagneremo a conoscere opere conservate nella chiesa di S. Maria degli Angeli di particolare valore. Si potrà ammirare da vicino il grande crocifisso ligneo de secolo XII, noto come “Crocefisso del Capitolo”. Si tratta di un raro esempio di “Christus Triumphans”: non è inchiodato sulla Croce e non è morto, reca i segni della passione ma è vivo, è risorto e trionfante sulla morte si rivolge ai fedeli con un gesto di benevola accoglienza. Prodotto devozionale tipico dell'Italia centrale e del periodo romanico, giunse a Capriolo nel 1707 in dono alla madre badessa da parte del fratello prelato a Roma per ornare il coro delle monache. Di notevole interesse è anche la grande tela di Andrea Celesti, pittore veneziano attivo nella seconda metà del XVII secolo e molto apprezzato come dimostrano le numerose opere disseminate tra le chiese e i palazzi della provincia di Brescia. La tela raffigura S. Francesco e S. Chiara che adorano la Trinità ed è collocata sull'altare di sinistra entro una semplice ma elegante ancona lignea. Fino ai primi dell'ottocento nella chiesa si registrava anche la presenza di un'altra tela del Celesti raffigurante l'Annunciazione di cui si sono perse le tracce ma che secondo recenti studi può essere identificata con una tela conservata nell'ex chiesa di S. Carlino a Brescia

Visite a cura di

Gruppo FAI Sebino Franciacorta

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