Casa Cesare Maltoni, dimora dell’illustre oncologo, fondatore dell’Istituto Ramazzini, noto a livello internazionale, è riconosciuta fra le “Case e studi delle persone illustri dell’Emilia- Romagna”. È stata la residenza, il luogo di studio e di ricerca, dello scienziato, nato il 17 novembre 1930 a Faenza, e morto proprio nella sua casa di San Lazzaro il 22 gennaio 2001. Visitarla consente di conoscere più da vicino la vita, la carriera e le grandi battaglie intraprese da Cesare Maltoni per la difesa e la tutela della salute. Maltoni infatti fu il fondatore dell’Istituto Ramazzini, un centro di ricerca indipendente di fama mondiale per gli studi sul cancro, e colui che lanciò la prima campagna italiana (e tra le prime in Europa e nel Mondo) di screening di massa sulle donne di Bologna e provincia, per la prevenzione del tumore alla cervice dell'utero. Mai nessuna iniziativa del genere in Europa era riuscita a monitorare così tanti pazienti. Un successo sullo scenario internazionale che fece subito scuola! Casa Maltoni raccoglie ancora molte testimonianze della vita dello scienziato, degli aspetti più quotidiani e delle ricerche, pubblicazioni e battaglie in campo medico fatte dal Maltoni nella sua lunga carriera. Immersa in un grande parco alberato al confine con il torrente Savena, la casa di Cesare Maltoni si trova a San Lazzaro in località Caselle, e conserva documenti pubblici e privati del grande oncologo. L’incisione che decora i pilastri del cancello d’ingresso “Beata solitudo, sola beatitudo” testimonia la volontà di Maltoni di eleggere la propria casa a luogo dell’anima, dove rifugiarsi lontano dalle corsie degli ospedali e dai clamori dei simposi internazionali. Nel corso degli anni il medico acquistò alcuni terreni attorno alla sua proprietà fino a comporre un vasto parco secolare. La villa si sviluppa su due piani e conserva alcune caratteristiche dell’edificio settecentesco che Maltoni acquistò e ristrutturò completamente a partire dal 1970. Segno evidente e di pregio di questo intervento sono le particolari finestrature realizzate al piano inferiore per illuminare in modo più consistente sia il piccolo salottino che la sala da pranzo. Qui elementi originari, come l’androne passante che dall’atrio conduce agli ambienti principali, convivono con interventi voluti da Maltoni per favorire l’ingresso della luce e del parco circostante, dentro la casa: il salottino incastonato dentro un’ampia veranda (a guisa di serra) e le grandi vetrate del salotto di rappresentanza ne sono una prova. Oltre a questi ambienti, al piano terra è presente una cucina in cui spiccavano alcuni piatti di ceramica faentina, a testimonianza del legame di Maltoni con il proprio paese d’origine, e altri locali di servizio. Attraverso alcune rampe di scale si accede al piano superiore, dove si trovano la camera da letto del professore, attigua allo studio, e alcune stanze adibite ad archivi, con gli armadi-libreria usati dallo scienziato. il patrimonio documentale di Casa Maltoni è costituito da migliaia di documenti cartacei in attesa di schedatura (riviste scientifiche, appunti, corrispondenza…), chilometri di pellicole di indagini mediche, e numerose ricette di cucina - rigorosamente semplici - che il professore amava preparare. Attorno all’abitazione si sviluppa oggi un grande parco alberato di circa 15.000mq, cresciuto nel tempo, a partire da quello che era il giardino originario della villa e che si sviluppava prevalentemente frontalmente al fabbricato. Nell’intero parco sono presenti alcuni esemplari di pregio come maestosi tassi e querce.
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