Il degrado e l'incuria le avevano inghiottite. Il paziente lavoro di una cinquantina di giovani le sta riportando alla luce, presentandole al mondo in tutto il loro splendore. Le vestigia di Botromagno, la collina frequentata dall'uomo fin dall'Età del Ferro, rappresenta una finestra sugli antichi Peuceti, le popolazioni indigene così ribattezzate dai Greci che abitarono il comprensorio. la maggior parte degli oggetti provenienti dagli scavi di Botromagno sono esposti presso il Museo Fondazione Ettore Pomarici-Santomasi di Gravina. I reperti più antichi sono databili dal VII al IV secolo a.C.; si tratta di vasi, fibule, ornamenti in ambra, avorio e argento. Particolarmente interessanti sono i numerosi vasi a figure rosse del V e IV secolo a C., provenienti dalle camere sepolcrali di Botromagno. Tra i numerosi reperti ceramici e fittili si impone, per dimensione e bellezza artistica, un cratere a larghe volute che rappresenta una scena del mito di Ifigenia. Altri importanti reperti sono conservati nel Museo Civico Archeologico di Gravina, in piazza Benedetto XIII.
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