BORGO DI MONTEFORTI

SANTA LUCE, PISA

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BORGO DI MONTEFORTI

Sull’altura del Monte Forte, non lontano dal Castello di Santa Luce, dalla Pieve Romanica dell'omonima frazione di Pieve e dal paese di Orciano Pisano, troviamo dei ruderi, assorbiti nel bosco, di quello che dall’inizio del ‘200 fino alla sua soppressione fu Eremo degli Agostiniani e del Santuario, eretto in stile barocco tra XVII e XVIII secolo, dedicato alla Beata Vergine Maria - venerata attraverso un'icona della Madonna tuttora conservata nella Pievania. Il luogo ha preso il nome di "Santuario di Monteforti". C’è una credenza popolare sull’origine della devozione alla "Madonna di Monteforti": si narra che i costruttori della primitiva chiesa si trovarono nell’impossibilità di portare a termine i lavori per mancanza di acqua, poiché sul colle non esisteva alcuna sorgente. La mattina dell'interruzione dei lavori gli operai notarono che il serbatoio vicino alla chiesa era di nuovo pieno. Il lavori proseguirono. Il fatto, inspiegabile, si ripeté più volte e, una notte, gli operai decisero di nascondersi nei dintorni dell'eremo per vedere di chi fosse tanta benevolenza. Si narra ancora che, con grande meraviglia, era una signora biancovestita che scendeva a valle, ad una polla che sgorgava da una roccia, e portava l'acqua sul colle, in un 'cestello di vimini senza fondo' (attualmente esposto nella cappella della Tora). La donna non fu mai identificata e così fu edificata la chiesa di Monteforti, dove prese forma la devozione verso la Vergine. A testimonianza dell’antica devozione abbiamo la stessa chiesetta, (oggi ridotta nel suo aspetto), una tavola quattrocentesca raffigurante la Madonna, il cosiddetto “Sasso della Madonna”, dove la "signora" dei racconti attingeva l’acqua, e il cestello utilizzato. Alcuni episodi accaduti nell’800 hanno contribuito a far crescere la devozione verso la Madonna di Monteforti. Nel 1835, a Livorno scoppiò una terribile epidemia di colera, alcuni livornesi tentarono di sfuggire al contagio rifugiandosi sulle colline pisane, mettendo a rischio gli abitanti di queste zone. Ma, poiché le vittime del colera tra Santa Luce, Pieve, Pastina, Pomaia e Orciano Pisani non furono numerose, si diede il merito di ciò alla Madonna di Monteforti, protettrice della valle. Nel 1846, un fortissimo terremoto colpì Pisa e i paesi delle colline limitrofe; l’epicentro fu proprio Orciano Pisano. Le vittime, rispetto alla entità del sisma e alla devastazione (rase al suolo quasi completamente il paesino), non furono poi così numerose e questo rafforzò ulteriormente la credenza popolare. Un po’ alla volta, nello spirito religioso della popolazione, si è consolidata l’idea che dall’alto del monte la Madonna vegliasse ogni giorno sopra la vita di devote e devoti. Fino al secondo dopoguerra era meta di pellegrinaggio e luogo di importanti festività mariane. Purtroppo la conformazione del territorio e un progressivo abbandono hanno portato questo luogo in decadenza. La comunità però negli ultimi anni si è riavvicinata progressivamente e in concomitanza con la "Festa della Vergine di Fatima" che ricorre ogni anno il 13 Maggio, viene organizzata la processione a piedi (e con mezzi attrezzati), avviando un vero e proprio gesto di cura e di conservazione del borgo e riaccendendo quell’antica tradizione religiosa tramandata da tante generazioni.

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