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BAGALADI

BAGALADI, REGGIO CALABRIA

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BAGALADI
Il borgo di Bagaladi, piccolo centro del basso Jonio reggino, si adagia ai piedi di Monte Sant’Angelo, così chiamato per l’esistenza del monastero di San Michele Arcangelo, l’Archistratega. Nell’XI secolo il centro monastico, detto anche ta Kampa “i Campi”, era così importante da vantare il titolo di archimandritato. Nella sua chiesa si conservarono fino nel XVII secolo le reliquie di San Gerasimo, un monaco morto nella valle il 25 Aprile 1180. Potrebbero provenire da questo edificio sia l’icona della Madonna con Bambino e San Gerasimo, sia la scultura di San Michele, databili entrambe tra Quattro e Cinquecento e oggi custodite nella Fondazione del Piccolo Museo San Paolo di Reggio Calabria. Dal Tardo Medioevo fino al 1806, Bagaladi fu compreso nel feudo di Amendolea, il quale proprio nel Tuccio vantava estesi uliveti, attualmente al centro di un percorso museale, adibito nel monumentale frantoio di fine Ottocento, che funge da Porta del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Bagaladi conserva due pregevoli scultore marmoree: un Crocifisso attribuito alla bottega Giovan Battista e Giovan Domenico Mazzolo, della seconda metà del XVI secolo, e il gruppo dell’Annunciazione della Vergine, commissionato nel 1504 ad Antonello Gagini dal presbitero greco, Iacopo Virducio. Entrambe furono trasportate nel 1908 dalla chiesa dell’Annunziata alla chiesa parrocchiale dedicata a San Teodoro, il santo guerriero che, insieme a San Giorgio e l’Arcangelo Michele, proteggevano i bizantini di Valle Tuccio dagli Arabi. La chiesa originaria di San Teodoro è documentata per la prima volta nel XIV secolo. Elevata a parrocchia nel 1628, quando il casale di Bagaladi contava 230 anime, fu distrutta nel terremoto del 1908, per poi essere raso al suolo negli anni successivi per fare spazio all’attuale Piazza della Libertà. Il Borgo è diviso in due dal torrente Zervo. La presenza dell’acqua ed un sistema particolare di canalizzazioni ha permesso, nel corso dei secoli l’instaurarsi sulle sponde dello stesso di varie macchine idrauliche. Partendo dal lato a monte del centro abitato troviamo il Frantoio Rossi, frantoio grimaldiano con ruota da sopra, realizzato nel 1885, oramai allo stato di rudere, Il bottaccio e Il mulino Rossi, oggi rifunzionalizzato, con ruota orizzontale, che ha la caratteristica di essere il mulino con la saetta più alta esistente in Calabria (19,50 metri di salto). A valle del centro abitato troviamo Il Frantoio Jacopino, realizzato nella seconda metà dell’Ottocento e oggi sede del Museo dell’olio e del Centro Visite del Parco Nazionale d’Aspromonte, a modello grimaldiano come il primo con ruota da sopra e, per finire, alla confluenza del Torrente con la Fiumara Tuccio un’antica noria, oramai in disuso. All’interno dei due edifici oggi visitabili, il Mulino Rossi ed il Frantoio Jacopino, sono ancora visibili le antiche macchine un tempo mosse dalla forza idraulica.
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