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Il FAI anticipa l’apertura dei giardini di Palazzo Moroni a Bergamo

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Il FAI anticipa l’apertura dei giardini di Palazzo Moroni a Bergamo
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26 giugno 2020

In occasione delle Giornate FAI all’aperto di sabato 27 e domenica 28 giugno, il FAI apre definitivamente al pubblico i Giardini di Palazzo Moroni a Bergamo, il più grande parco storico privato della città.

Come omaggio a Bergamo, la città più colpita dal Covid-19, ai suoi abitanti e a tutti coloro che hanno fronteggiato in prima linea la pandemia, il FAI ha deciso di aprire i Giardini di Palazzo Moroni: un evento straordinario, anticipato rispetto al previsto e fortemente voluto dalla Fondazione, a pochi mesi dall’accordo sottoscritto con la Fondazione Museo di Palazzo Moroni.

Sabato 27 giugno la visita ai Giardini sarà gratuita e riservata a medici, infermieri e personale sanitario - al quale il FAI sarà lieto di donare l’iscrizione per tutto il 2020, mentre domenica 28 l’accesso, sempre gratuito, sarà dedicato ai soli cittadini di Bergamo.

Da mercoledì 1° luglio i giardini saranno regolarmente aperti al pubblico il mercoledì, giovedì e venerdì dalle 14.30 alle 20, il sabato e la domenica dalle 10 alle 19 - sempre su prenotazione, acquistando il biglietto online su www.palazzomoroni.it.

Palazzo Moroni, storico palazzo urbano costruito alla metà del Seicento, grazie alla lungimiranza del Conte Antonio Moroni e di sua figlia Lucrezia che nel 2009 crearono la Fondazione Museo Palazzo Moroni per mantenerne i valori, conserva intatto il suo impianto originario: nell’architettura degli interni al piano nobile, affrescati, arredati e decorati con autentici capolavori d’arte (come il famoso Il Cavaliere in Rosa di Giovanni Battista Moroni, 1560), come negli esterni, dove i giardini rappresentano il più grande parco storico privato di Bergamo, imponente polmone verde e suggestivo che custodisce un angolo di intatta campagna lombarda nel cuore della città. L’equilibrio e l’integrazione tra Cultura e Natura, ben più considerati nel Seicento che oggi, si incarnano dunque nell’impostazione generale di questo splendido palazzo, che nel 1655 l’intellettuale bergamasco Donato Calvi così definiva in un suo sonetto:

“Torri, Fonti, Giardini, Marmi, e PitturaDisposti in ordin vario; in forma ugualeSon qui Glorie de l’Arte, e di Natura.”

Per poterli presentare al pubblico in questo momento di grande bisogno e desiderio di spazi aperti, i Giardini di Palazzo Moroni sono stati riordinati e parzialmente riqualificati, ripulendo e in parte migliorando i terrazzamenti all’italiana, con aiuole fiorite e siepi potate, e la straordinaria ortaglia un tempo produttiva - con prati, viti su pergole, alberi da frutto e un tipico roccolo - che si estende per circa due ettari ai piedi della Rocca civica. I principali sforzi che hanno consentito l’apertura hanno riguardato lo sfalcio dei vastissimi prati, la prima potatura delle siepi e dei carpini del roccolo, la messa in forma dei tassi, la piantagione delle aiuole fiorite, il ripristino della bella pergola d’uva e la messa in sicurezza dei percorsi.

In linea con l’obiettivo generale del FAI di proteggere e sostenere la biodiversità dei luoghi, l’intervento ha prestato grande attenzione al tema della progressiva scomparsa degli insetti impollinatori e delle farfalle alleati preziosi della fertilità di orti e frutteti. Nel secondo terrazzamento è stato creato, dunque, un piccolo giardino per le farfalle con specie fiorifere nettarifere decorative e i prati spontanei dell’ortaglia sono stati sfalciati solo in parte, lasciando a prato alto ampie aree fiorite, perimetrate con rami di prugnolo e spago dove api, farfalle, bombi potranno trovare rifugio e nutrimento.

I più consistenti interventi di restauro del palazzo e dei giardini verranno progettati e realizzati a partire dall’autunno 2020 e comprenderanno, oltre al restauro dell’intero piano nobile, anche quello della torre medioevale, il consolidamento e la creazione di frutteti nei terrazzamenti, il ripristino della fontana della rocca e tutte le altre sistemazioni architettoniche e paesaggistiche di completamento per le quali il FAI raccoglierà fondi e investirà risorse.

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