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Giornate FAI di Primavera 2021: un’impresa eroica e civile

Giornate FAI di Primavera 2021: un’impresa eroica e civile

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Giornate FAI di Primavera 2021: un’impresa eroica e civile
Focus

06 maggio 2021

Il discorso che il Presidente FAI Andrea Carandini ha tenuto, nella Sala del Ministro del Ministero della Cultura, in occasione della conferenza stampa delle Giornate FAI di Primavera del 15 e 16 maggio.

Le Giornate FAI di Primavera hanno ricevuto la Targa del Presidente della Repubblica. La Fondazione è grata al Primo cittadino perché presiede con imparzialità la Repubblica, anche sostenendo la cultura della Nazione. Dedichiamo questa Targa alle Delegazioni, ai Gruppi e ai volontari che hanno reso possibili questi eventi.

Il clima mentale nel FAI è quello del Convegno Nazionale di quest’anno, secondo il quale l’ambiente non è più l’aspetto naturale del paesaggio, che ne è semplicemente la traduzione concreta, percepibile ai sensi. Siamo ormai consapevoli che l’ambiente riguarda sia la natura, sia la storia, in una relazione coevolutiva relativamente armoniosa dall’occupazione del Pianeta da parte dell’Homo Sapiens fino alle rivoluzioni industriali, nelle quali la storia ha rotto quell’armonia, recando una violenza alla natura non più sopportabile per la sopravvivenza stessa del genere umano. Da questo punto di vista l’ambiente deve rientrare, in quanto contesto dei contesti, nella cultura, superando l’incomunicabilità e la gerarchia tra le due culture: quella umanistica e quella scientifico-tecnologica.

Questo è il significato che oggi vorrei suggerire anche al nuovo Ministero della Cultura (in grave lacuna negli organici storicistici e in assenza di organici nella cultura naturalistica), il quale dovrebbe assumere in parte l’eredità del Ministero dell’Ambiente soppresso, cooperando con il nuovo Ministero della Transizione ecologica giustamente più orientato allo sviluppo sostenibile e meno all’ambiente come un tutt’uno di natura e storia.

Oggi il FAI lancia le Giornate di Primavera per il 15 e il 16 maggio di quest’anno. Si tratta del maggiore evento culturale di piazza, che l’anno scorso non ha potuto svolgersi e che quest’anno abbiamo saputo solamente da poco essere possibile, nelle restrizioni, in grande parte del Paese.

Le Delegazioni sono in grado di aprire 600 luoghi in 300 città e spicca fra tutti il fantasmagorico Castello di Sammezzano. Il 50% dei luoghi sono all’aperto. Nel 2019 i luoghi aperti erano più numerosi: 1.100 e in 430 città. Con meno della metà dei siti aperti di due anni fa, con il contingentamento e con le prenotazioni potremo raggiungere quest’anno circa 220.000 visitatori, un terzo circa rispetto al passato.

Una tale impresa, in circostanze tanto ma non del tutto sfavorevoli, assume una qualità eroica, resa possibile dagli oltre 350 presìdi del FAI sparsi nelle Regioni: Presidenze Regionali, Delegazioni, Gruppi, Gruppi Giovani e Gruppi Ponte fra culture: una rete composta da migliaia di cittadini tra i venti e gli ottant’anni, che si dedica al Paese con fraternità, passione, intelligenza e fantasia. L’afflato morale e culturale di questa offerta del volto della loro patria nelle sue espressioni più varie, potrebbe quindi essere definita temerariamente civile. Serve in particolar modo ai cittadini in questa prima riapertura del Paese, dopo che hanno riscoperto che ciascuno dipende da tutti, per cui spicca il senso dell’unità dell’Italia, dell’Europa e del merito dei loro individui, piuttosto che l’odio e la mediocrità, che sempre si nutrono di capri espiatori.

La nostra gratitudine va alla rete dei volontari FAI, agli studenti Apprendisti Ciceroni, ai professori che li hanno perfettamente formati, alla RAI per l’intensa e ormai tradizionale Settimana sui Beni culturali, alla Protezione civile con la quale celebriamo quest’anno i quindici anni di collaborazione e che rimane una colonna della pubblica convivenza, alla Croce Rossa, alla Commissione Europea e infine a Ferrarelle e Fineco che con la loro generosa collaborazione consentono la realizzazione di questo evento.

In modo particolare ringrazio il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, che da anni ci ospita in questa bella sala e che più volte ci ha indicato come un esempio da seguire e sostenere. Gli siamo grati sia per l’aiuto che abbiamo ricevuto dallo Stato nell’orribile anno trascorso - infatti noi viviamo del contatto tra persone, natura e artefatti, oltre che del web ormai rilevantissimo -, sia per il programma di azione politica che lui ha esposto a conclusione del nostro Convegno Nazionale e che giudichiamo di notevole interesse. Il tutto nella più completa franchezza e libertà di critica: là dove l’azione del Ministero non ci è apparsa appropriata lo abbiamo pubblicamente manifestato.

Con quasi 70 proprietà - il nostro patrimonio materiale - e con gli oltre 60.000 luoghi scelti e promossi in quasi mezzo secolo di manifestazioni come le Giornate FAI e I Luoghi del Cuore - il nostro patrimonio immateriale -, il Fondo per l’Ambiente Italiano rappresenta ormai una forza culturale e civica di rilevanza nazionale, che reca il proprio sussidio alle pubbliche istituzioni, come Costituzione vuole, ridonando agli italiani la coscienza dei loro luoghi e quindi di sé stessi, rappresentando il paesaggio e il patrimonio storico e artistico, l’essenza memoriale di quanto degli uomini non viene divorato nel tempo e quindi già è nel futuro.

Ma per essere più corposamente efficace, la sussidiarietà deve maggiormente e concretamente intrecciarsi all’azione essenziale, ma mai del tutto esaustiva del Ministero della Cultura, che a volte indossa l’impermeabile statalistico anche quando non piove. Se vogliamo salvare non soltanto l’ambiente in cui viviamo nei programmi, occorre prima di tutto che le Università collaborino strutturalmente con il Ministero della Cultura entro quei “policlinici” dei Beni culturali di cui da decenni si discetta senza sperimentarne nemmeno uno, per il prevalere delle medievali corporazioni; in secondo luogo il FAI, insieme ad altre fondazioni e associazioni del Terzo Settore, è in grado di cooperare con il Ministero là dove mezzi e burocrazia non bastano, integrando risorse e competenze, perché il nostro patrimonio è pluristratificato, sconfinato, significativissimo, bellissimo e amatissimo dal Globo.

Nessuna riforma e nessun investimento – pur ben programmati – possono attuarsi senza uomini eccellenti e lungimiranti nelle istituzioni e senza il pluralistico e fervido sussidio da parte della cittadinanza organizzata e attiva. Bello sarebbe, per esempio, sperimentare una sussidiarietà meglio intrecciata tra parti sconsideratamente separate dello Stato e parti della società che potrebbero più utilmente cooperare. Nel concreto: il Progetto Alpe del FAI perfettamente si sposa con l’interesse del Governo per la salvezza delle aree interne, delle architetture rurali e dei borghi in decadimento. Insomma, la ripresa del Paese è affidata non soltanto ai piani del Governo: è anche nelle mani di tutti noi e le Giornate FAI di Primavera ne sono una formidabile testimonianza. In particolare, sarebbe bello poter sperimentare alcuni “policlinici” tra Ministero della Cultura, Ministero dell’Università e tra questi e il Terzo Settore proprio entro un gruppo di borghi in crisi, anche per riorientare il turismo, una forza ciclonica mai stata saggiamente governata. Da soli un tavolo non lo si solleva, ma in tre o quattro ci si riesce.

In questo spirito di coinvolgente unità nel creare un futuro degno anche se non opulento in cui speriamo, dopo decenni di mera stasi, mi rivolgo ora direttamente ai cittadini italiani e dico loro:

«Tanto più il FAI potrà dare all’Italia quanto più gli Italiani vorranno dare fiducia e sostegno - con l’iscrizione o la libera offerta - a quello che fa e che sempre meglio potrà fare, grazie anche all’offerta di nuovi servizi culturali».

Ciò facilmente potrà avvenire se la rappresentanza politica dello Stato, delle Regioni e dei Comuni saprà sempre più avvantaggiarsi della partecipazione civile che il FAI, tra gli altri, offre al Paese.

Il riconoscimento del Presidente della Repubblica alle Giornate FAI di Primavera è per noi un riconoscimento che ci incoraggia più che a protestare, a fare e ad aiutare a compiere, migliorando gli stati d’animo con stati delle cose belli e buoni.

Andrea Carandini, Presidente FAI


Le Giornate FAI di Primavera hanno ricevuto la Targa del Presidente della Repubblica e si svolgono con il Patrocinio del Ministero della Cultura, di tutte le Regioni e le Province Autonome italiane e in collaborazione con Commissione Europea in Italia, Protezione Civile, Carabinieri, Croce Rossa. RAI è Main Media Partner del FAI e supporta l’evento con Rai per il sociale. L’evento è reso possibile grazie a Ferrarelle, Partner e acqua ufficiale del FAI e Fineco, Main Sponsor.

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