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GRAVE DEL PIAVE DI CIANO DEL MONTELLO

GRAVE DEL PIAVE DI CIANO DEL MONTELLO

CROCETTA DEL MONTELLO, TREVISO

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GRAVE DEL PIAVE DI CIANO DEL MONTELLO
Quando le acque del fiume Piave incontrano la pianura, subito dopo il ponte di Vidor, l’alveo si apre nell’ampio spazio delle Grave di Ciano, circa 940 ettari di ecosistemi fluviali, oasi ancora intatta di biodiversità e bellezza. Grazie alla presenza di specie e habitat rari, il sito fa parte di rete Natura 2000 come Zona di Protezione Speciale ai sensi della direttiva “Uccelli” e Zona Speciale di Conservazione ai sensi della direttiva “Habitat”, mentre nel 2018, grazie all’evidente carattere selvaggio dell’area, è stato riconosciuto come area Wilderness dall’Associazione Italiana per la Wilderness. Solo per citare alcune specie protette: tra le ghiaie bianchissime del greto nidifica l'occhione ed è stata avvistata l'aquila reale; tra gli habitat, oltre a boschi umidi a salice bianco e mesofili a olmo minore, dominano formazioni prative xerofile a diversi stadi evolutivi di grandissimo interesse conservazionistico. Le Grave di Ciano ospitano 194.3 ha di prati magri steppici, habitat di interesse comunitario e prioritari per la stupenda fioritura di orchidee, specie di Lista rossa e regolamentate dal CITES. La dominanza di spazi aperti ricchi di biodiversità non rappresenta solo un motivo di tutela, ma rappresenta soprattutto un sistema ambientale che sostiene servizi ecosistemici diventati essenziali, quali la naturale regimazione delle acque, la ricarica delle falde e l’impollinazione, quest’ultima data dall’abbondanza di specie mellifere dei prati aridi e dei mantelli. L’antica storia del luogo, caratterizzata dall’intenso legame col fiume, è profondamente innervata nei borghi di Rivasecca, Belvedere, Botteselle, Gildi, S. Urbano, Santa Margherita e Santa Mama, che si susseguono sulla riva destra lungo l’argine del Piave. Primi siti abitativi apparsi nel territorio di quello che oggi è il comune di Crocetta del Montello, erano tutti rivolti verso il fiume, via di comunicazione primaria e di vita e ancora oggi sono molteplici le testimonianze di questo storico legame. Indiscusso è anche l’alto valore storico delle Grave di Ciano a livello nazionale ed internazionale. Quest’area è stata infatti teatro di azioni decisive della Prima Guerra Mondiale. Qui tra Piave e Montello sono state condotte le valorose azioni degli Arditi e si è compiuto il sacrificio di migliaia di giovani vite, ricordato anche dal sacrario eretto sull’Isola Verde, ormai da tutti chiamata Isola dei Morti. Oggi questa zona dall'enorme valenza naturalistica, paesaggistica e storico-culturale è minacciata da un progetto di casse di espansione, che prevedono lo scavo di un bacino di laminazione stimato in 35 milioni di metri cubi distribuiti su 555 ettari, e la costruzione di 13,5 km di muri in c.a. alti fino ad 8 metri. Un'opera del genere, obsoleta e distruttiva, andrebbe a stravolgere e deturpare paesaggio, assetto socio-ubanistico dei borghi, profanerebbe la memoria storica del luogo e cancellerebbe l'ultimo avamposto di naturalità nell'alta pianura veneta. Purtroppo per il Piave – uno dei fiumi più artificializzati d'Europa- sono prevalse per lungo tempo politiche di intervento tecnocratiche per la soluzione di problemi specifici, una logica dell'emergenza e del pronto intervento con interventi puntiformi, che vanno a rincorrere e riparare - spesso con pezze di cemento - gli effetti, senza riuscire ad aggredire le cause. Oggi le politiche ambientali comunitarie per la gestione dei corsi d'acqua indicano come preferenziali piani coordinati di bacino che operino in una logica d'insieme e considerino il fiume come un sistema unico integrato, complesso e interconnesso, operando interventi in un'ottica di riqualificazione fluviale e di rinaturalizzazione. Il Comitato che inoltra questa candidatura si propone di proteggere e valorizzare questo luogo del cuore e promuovere interventi in linea con le direttive comunitarie per una gestione rispettosa, integrata e partecipata del territorio.

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Quando le acque del fiume Piave incontrano la pianura, subito dopo il ponte di Vidor, l’alveo si apre nell’ampio spazio delle Grave di Ciano, circa 940 ettari di ecosistemi fluviali, oasi ancora intatta di biodiversità e bellezza. Grazie alla presenza di specie e habitat rari, il sito fa parte di rete Natura 2000 come Zona di Protezione Speciale ai sensi della direttiva “Uccelli” e Zona Speciale di Conservazione ai sensi della direttiva “Habitat”, mentre nel 2018, grazie all’evidente carattere selvaggio dell’area, è stato riconosciuto come area Wilderness dall’Associazione Italiana per la Wilderness. Solo per citare alcune specie protette: tra le ghiaie bianchissime del greto nidifica l'occhione ed è stata avvistata l'aquila reale; tra gli habitat, oltre a boschi umidi a salice bianco e mesofili a olmo minore, dominano formazioni prative xerofile a diversi stadi evolutivi di grandissimo interesse conservazionistico. Le Grave di Ciano ospitano 194.3 ha di prati magri steppici, habitat di interesse comunitario e prioritari per la stupenda fioritura di orchidee, specie di Lista rossa e regolamentate dal CITES. La dominanza di spazi aperti ricchi di biodiversità non rappresenta solo un motivo di tutela, ma rappresenta soprattutto un sistema ambientale che sostiene servizi ecosistemici diventati essenziali, quali la naturale regimazione delle acque, la ricarica delle falde e l’impollinazione, quest’ultima data dall’abbondanza di specie mellifere dei prati aridi e dei mantelli. L’antica storia del luogo, caratterizzata dall’intenso legame col fiume, è profondamente innervata nei borghi di Rivasecca, Belvedere, Botteselle, Gildi, S. Urbano, Santa Margherita e Santa Mama, che si susseguono sulla riva destra lungo l’argine del Piave. Primi siti abitativi apparsi nel territorio di quello che oggi è il comune di Crocetta del Montello, erano tutti rivolti verso il fiume, via di comunicazione primaria e di vita e ancora oggi sono molteplici le testimonianze di questo storico legame. Indiscusso è anche l’alto valore storico delle Grave di Ciano a livello nazionale ed internazionale. Quest’area è stata infatti teatro di azioni decisive della Prima Guerra Mondiale. Qui tra Piave e Montello sono state condotte le valorose azioni degli Arditi e si è compiuto il sacrificio di migliaia di giovani vite, ricordato anche dal sacrario eretto sull’Isola Verde, ormai da tutti chiamata Isola dei Morti. Oggi questa zona dall'enorme valenza naturalistica, paesaggistica e storico-culturale è minacciata da un progetto di casse di espansione, che prevedono lo scavo di un bacino di laminazione stimato in 35 milioni di metri cubi distribuiti su 555 ettari, e la costruzione di 13,5 km di muri in c.a. alti fino ad 8 metri. Un'opera del genere, obsoleta e distruttiva, andrebbe a stravolgere e deturpare paesaggio, assetto socio-ubanistico dei borghi, profanerebbe la memoria storica del luogo e cancellerebbe l'ultimo avamposto di naturalità nell'alta pianura veneta. Purtroppo per il Piave – uno dei fiumi più artificializzati d'Europa- sono prevalse per lungo tempo politiche di intervento tecnocratiche per la soluzione di problemi specifici, una logica dell'emergenza e del pronto intervento con interventi puntiformi, che vanno a rincorrere e riparare - spesso con pezze di cemento - gli effetti, senza riuscire ad aggredire le cause. Oggi le politiche ambientali comunitarie per la gestione dei corsi d'acqua indicano come preferenziali piani coordinati di bacino che operino in una logica d'insieme e considerino il fiume come un sistema unico integrato, complesso e interconnesso, operando interventi in un'ottica di riqualificazione fluviale e di rinaturalizzazione. Il Comitato che inoltra questa candidatura si propone di proteggere e valorizzare questo luogo del cuore e promuovere interventi in linea con le direttive comunitarie per una gestione rispettosa, integrata e partecipata del territorio.
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