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BAGNI DI SAN CANDIDO

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SAN CANDIDO, BOLZANO

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BAGNI DI SAN CANDIDO
Le rovine di quello che un tempo era il Grand Hotel Wildbad sorgono nei boschi attorno a San Candido, ai piedi della Rocca dei Baranci. La struttura è inserita in un contesto naturale in cui sgorgano cinque diverse fonti termali, ognuna con specifiche proprietà benefiche. L'importanza del luogo fa risalire l'origine del Wildbad addirittura all'epoca illirica e romana, anche se le prime documentazioni ufficiali risalgono al sedicesimo secolo. Nel 1854 un medico di Landeck, il dottor Johann Scheiber, acquistò la proprietà (precedentemente gestita da alcuni monaci) con l’intenzione di trasformarla in un sanatorio. Il Wildbad venne così ristrutturato e ampliato e diventò un luogo di cura aperto anche alle persone più povere della valle, come i contadini. Il sanatorio era particolarmente frequentato dai malati di tubercolosi, patologia notevolmente diffusa a quell’epoca ma vi era una particolare attenzione anche per la cura delle malattie femminili. Nel 1902 il dottor Scheiber morì e l’intero complesso passò nelle mani della figlia Hermine. Quest’ultima, con l’appoggio del marito, il conte ungherese Friedrich Graf von Beckers, trasformò il Wildbad in un Grand Hotel, una sorta di castello delle fiabe di cui le attuali rovine lasciano intravedere la passata magnificenza. Divenne un albergo termale di lusso con torrette e deliziosi affreschi, con illuminazione e riscaldamento funzionanti a elettricità, 120 camere, 200 posti letto, sala da pranzo e veranda per la colazione, sala di lettura e una sala concerti. In quel periodo, San Candido/Innichen e le sue fonti termali divennero famose anche oltre i confini della valle, grazie anche alla costruzione della ferrovia che permise a persone di varia estrazione sociale di raggiungere la val Pusteria. Il Grand Hotel Wildbad cominciò così ad essere frequentato dalla nobiltà mitteleuropea. Tra i suoi ospiti più illustri si contavano l’imperatore Federico III di Prussia, l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe I, l’erede al trono dell’Austria-Ungheria Francesco Ferdinando e Carlo I. In loro onore nascerà la denominazione dell’acqua “Kaiserwasser” (acqua dell’imperatore). Nel 1905 un documento attestava la presenza al Wildbad di più di mille ospiti durante l’estate, molti dei quali vi soggiornarono per almeno tre settimane. Sempre durante il periodo di massimo splendore veniva ricordata la festa che ogni estate riempiva il Grand Hotel di musica, che da lassù si diffondeva poi ovunque nei dintorni. I bei tempi finirono con lo scoppio della Prima Guerra mondiale. Durante questi anni bui, il Wildbad diventò un quartier generale dell’esercito austriaco. Anche dopo l’annessione dell’Alto Adige all’Italia, il Grand Hotel continuò a vivere un periodo di discreto splendore fino all’inevitabile fallimento. Fu messo all’asta nel 1936 e cambiò più volte proprietario. Nel corso degli anni successivi fu ripetutamente saccheggiato e dimenticato e oggi versa in uno stato di totale abbandono.

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Le rovine di quello che un tempo era il Grand Hotel Wildbad sorgono nei boschi attorno a San Candido, ai piedi della Rocca dei Baranci. La struttura è inserita in un contesto naturale in cui sgorgano cinque diverse fonti termali, ognuna con specifiche proprietà benefiche. L'importanza del luogo fa risalire l'origine del Wildbad addirittura all'epoca illirica e romana, anche se le prime documentazioni ufficiali risalgono al sedicesimo secolo. Nel 1854 un medico di Landeck, il dottor Johann Scheiber, acquistò la proprietà (precedentemente gestita da alcuni monaci) con l’intenzione di trasformarla in un sanatorio. Il Wildbad venne così ristrutturato e ampliato e diventò un luogo di cura aperto anche alle persone più povere della valle, come i contadini. Il sanatorio era particolarmente frequentato dai malati di tubercolosi, patologia notevolmente diffusa a quell’epoca ma vi era una particolare attenzione anche per la cura delle malattie femminili. Nel 1902 il dottor Scheiber morì e l’intero complesso passò nelle mani della figlia Hermine. Quest’ultima, con l’appoggio del marito, il conte ungherese Friedrich Graf von Beckers, trasformò il Wildbad in un Grand Hotel, una sorta di castello delle fiabe di cui le attuali rovine lasciano intravedere la passata magnificenza. Divenne un albergo termale di lusso con torrette e deliziosi affreschi, con illuminazione e riscaldamento funzionanti a elettricità, 120 camere, 200 posti letto, sala da pranzo e veranda per la colazione, sala di lettura e una sala concerti. In quel periodo, San Candido/Innichen e le sue fonti termali divennero famose anche oltre i confini della valle, grazie anche alla costruzione della ferrovia che permise a persone di varia estrazione sociale di raggiungere la val Pusteria. Il Grand Hotel Wildbad cominciò così ad essere frequentato dalla nobiltà mitteleuropea. Tra i suoi ospiti più illustri si contavano l’imperatore Federico III di Prussia, l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe I, l’erede al trono dell’Austria-Ungheria Francesco Ferdinando e Carlo I. In loro onore nascerà la denominazione dell’acqua “Kaiserwasser” (acqua dell’imperatore). Nel 1905 un documento attestava la presenza al Wildbad di più di mille ospiti durante l’estate, molti dei quali vi soggiornarono per almeno tre settimane. Sempre durante il periodo di massimo splendore veniva ricordata la festa che ogni estate riempiva il Grand Hotel di musica, che da lassù si diffondeva poi ovunque nei dintorni. I bei tempi finirono con lo scoppio della Prima Guerra mondiale. Durante questi anni bui, il Wildbad diventò un quartier generale dell’esercito austriaco. Anche dopo l’annessione dell’Alto Adige all’Italia, il Grand Hotel continuò a vivere un periodo di discreto splendore fino all’inevitabile fallimento. Fu messo all’asta nel 1936 e cambiò più volte proprietario. Nel corso degli anni successivi fu ripetutamente saccheggiato e dimenticato e oggi versa in uno stato di totale abbandono.
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