13 aprile 2026
Della chiesa di Santa Maria Jacobi si può dire che conosco ogni “pietra”, ogni partito decorativo. E non solo è un sito medievale di notevole importanza architettonica e storico-artistica, ma è anche un luogo identitario per l’intera comunità cittadina, che da sempre ha visto in questo ex complesso religioso francescano un luogo di formazione culturale ed educativa per tante generazioni. È da anni, inoltre, che è oggetto di un mio studio, condotto tanto sul materiale documentario quanto sulle murature e sulle decorazioni parietali. Non sono mancate indagini archeologiche e cantieri di restauro. È stato proprio grazie allo studio di questo sito, noto a tutti come chiesa di “Santa Chiara vecchia” che ho capito che prima di essere stato un luogo sacro, nel quale si erano stabilite all’inizio del Trecento le clarisse, era stato un edificio laico, un palatium tardo duecentesco di cui si conservano ancora le decorazioni parietali, che erano state occultate sia da uno scialbo – uno strato di intonaco bianco – che dalla sovrapposizione di affreschi a soggetto religioso.
Queste preziose e rare testimonianze pittoriche profane sono state completamente messe in luce grazie a vari interventi di restauro condotti a partire dagli anni Sessanta del Novecento; ma è stata soprattutto la campagna di indagini che ho attuato da alcuni anni, come direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Nola, con l’alta sorveglianza della Soprintendenza, che mi ha consentito di mettere in luce l’intero ciclo pittorico laico, di trovare decorazioni e scene figurate completamente sconosciute, che mi hanno fatto capire che eravamo veramente di fronte a un sito unico per l’Italia meridionale di età angioina.
Il restauro sostenuto dal FAI ha riguardato una delle pareti dell’antico palatium laico, in particolare la seconda a sinistra, che verosimilmente costituiva l’ingresso alla sala pubblica del palatium, posto lungo l’asse stradale dell’attuale via Santa Chiara, l’antico tracciato medievale della Cortefellana, uno dei due assi principali della Nola antica. La sala, infatti, conserva su tutte le pareti una decorazione a finto paramento murario abitata da uccelli di varie specie, con fiori rossi e racemi. Al di sopra corrono delle fasce che accolgono entro dei girali fogliati altri uccelli molto ben caratterizzati e di specie diverse rispetto a quelli più piccoli della parte sottostante. Due fasce, invece, accolgono le scene figurate di Aristotele e Fillide e una scena di caccia con i cani. Infine, nella parte alta dei muri, subito sotto la cornice architettonica, si trovano una galleria delle principali famiglie baronali legate ai sovrani angioini, costituita da stemmi dipinti appesi alle pareti con finti ganci. Si tratta di un ciclo figurativo molto raro, che neppure la città di Napoli possiede, ma che è soprattutto una preziosa testimonianza di decorazione profana, memore del grande momento culturale del tempo di Federico II. Testimonianze queste, ben documentate in Toscana, come il palazzo pubblico di San Gimignano o nel contesto laziale, con il palazzo di Roffredo Caetani, a Fondi.
Decorazioni parietali profane non sono invece attestate per il Sud Italia, per questo il caso nolano è un vero unicum.
La scena di Aristotele e Fillide compare nella fascia decorativa della seconda parete a sinistra: si tratta proprio della parete il cui restauro è stato sostenuto dal FAI attraverso il programma “I Luoghi del Cuore”. È all’inizio del Duecento che la leggenda di Aristotele e Fillide comincia a diffondersi in Europa e racconta della beffa che l’amata di Alessandro Magno, Fillide, mette in atto ai danni del filosofo greco Aristotele, uomo austero e saggio, il quale era solito esortare Alessandro a non trattenersi troppo con lei e a sfuggire ai suoi doveri. La donna, per vendetta, decide di esercitare il suo potere di seduzione per avere il filosofo in suo dominio e farlo sorprendere da Alessandro mentre cammina a quattro zampe con lei in groppa nel giardino. Aristotele, imbarazzato, cerca di trarsi d’impiccio rammentando al suo allievo Alessandro come fossero sensate le sue esortazioni, se anche un uomo vecchio e saggio come lui non è riuscito a sfuggire all’inganno femminile. La leggenda di carattere moraleggiante vuole dimostrare come la debolezza della carne riesca a vincere anche sulla sapienza. Il tema di Aristotele cavalcato da Fillide ha adornato nel corso dei secoli chiese, palazzi pubblici e privati, nonché i margini dei manoscritti miniati. La leggenda è ben illustrata nel palazzo pubblico di San Gimignano, che condivide non poche affinità con il palatium nolano. Nella nostra sala la scena di Aristotele e Fillide è affrescata appena al di sotto degli stemmi dello Stato della Chiesa e a quello degli Angiò di Napoli, con un chiaro intento di richiamo alla saggezza e alla rettitudine morale.
Il restauro della parete affrescata sinistra si è rivelato quanto mai ricco di sorprese. Durante i lavori di consolidamento e di restauro della superfice decorata e della muratura si è capito che un tamponamento – ovvero un’area riempita di materiale di reimpiego – occludeva alla vista l’originario portale di accesso all’antica sala. Per poterlo mettere in luce si è attuato un complesso e oneroso intervento di consolidamento strutturale, progettato ed eseguito dall’ing. Gaetano Solpietro e supervisionato dalla Soprintendenza. Le sorprese, però non sono finite, poiché dopo aver liberato e messo in luce il portale, ci si è resi conto che bisognava scavare al di sotto dell’attuale pavimento per rendere visibili i piedritti, cioè gli elementi di supporto, del portale stesso. Ciò ha comportato una vera e propria indagine archeologica, che ha messo in evidenza non solo il basamento del portale, ma anche un muro affrescato, che sto attualmente studiando.
Per il recupero dell’intera chiesa di Santa Maria Jacobi è necessario accedere a nuove risorse economiche, che ci consentiranno di recuperare tutte le pareti decorate e le murature. Grazie al FAI si è restaurata la parete laterale sinistra, mentre l’Archeoclub d’Italia – Sezione di Nola ha finanziato il restauro della prima parete laterale destra con la raffigurazione della scena di caccia con i cani. Grazie a un cospicuo investimento della Diocesi di Nola si è realizzato l’intervento strutturale e lo scavo archeologico della parete con la scena di Aristotele e Fillide. Tuttavia, molto ancora resta da fare, in termini di consolidamento e restauro per rendere pienamente fruibile il luogo e contestualmente realizzare un allestimento museale nel coro superiore.
Sarà una sfida ardua, ma è necessario cercare finanziamenti pubblici e privati per rendere possibile il pieno recupero del bene.
Si è costituita anche una commissione di figure professionali specializzate che hanno affiancato gli Uffici Beni Culturali e Tecnico della Diocesi di Nola, rappresentati da me e dall’ing. Gaetano Solpietro: il prof. Pierluigi Leone de Castris, dell’Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, la prof.ssa Marina Fumo, della Facoltà di Ingegneria “Federico II” di Napoli e l’ing. Giuseppe Trinchese per la diagnostica. Le scelte progettuali sono state costantemente condivise con la Soprintendenza per l’area metropolitana di Napoli, arch. Filomena Russo Del Prete, dott.Daniele De Simone, dott.ssa Palma Maria Recchia e dott.ssa Francesca Stopper.
Senza alcun dubbio il mio Luogo del Cuore è Santa Maria Jacobi: ormai tra me e quelle pareti affrescate esiste un legame profondo, quasi mi parlano e ogni volta mi rivelano qualcosa di nuovo.
Questo luogo è parte del mio cuore e della mia anima. Ci siamo incontrati un po’ di anni fa al tempo dei miei studi di specializzazione, non ci siamo più lasciati e ho capito che quel sito parlava un linguaggio di unicità per il nostro Mezzogiorno d’Italia.
Chiudo questa intervista con il mio doveroso grazie al FAI nazionale per aver dato visibilità a questo Luogo del Cuore, all’Archeoclub di Nola per il prezioso contributo apportato alla raccolta voti, nella persona della presidente, prof.ssa Flora Nappi Ambrosio e al Gruppo FAI di Nola rappresentato dall’ing. Mario Romano.
Storica dell’architettura e dell’arte; paleografa e diplomatista. Direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Nola ed Ispettore Onorario della Soprintendenza per l’area metropolitana di Napoli. Autore di saggi e contributi scientifici.
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