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Marco Magnifico annuncia la donazione del nuovo Bene del FAI, Convento di San Bernardino – Casa Olivetti

Marco Magnifico annuncia la donazione del nuovo Bene del FAI, Convento di San Bernardino – Casa Olivetti

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Marco Magnifico annuncia la donazione del nuovo Bene del FAI, Convento di San Bernardino – Casa Olivetti
Focus

23 giugno 2023

Il discorso del Presidente FAI tenuto a Ivrea il 23 giugno 2023 in occasione della donazione del Convento di San Bernardino – Casa Olivetti da parte degli eredi Olivetti e di Tim.

È un grande onore che mi riserva oggi la vita, attraverso il FAI che rappresento, quello di dedicare questo luogo a due figure a me e a noi tutti molto care; una – Giulia Maria Crespi, Fondatrice del FAI – carissima sia come cittadini che, per me al pari di pochissime altre, come uomo, essendo stata lei molto più di un’amica, molto più di una maestra, molto più di una compagna nello svolgere la missione che la vita mi ha affidato; l’altra – Adriano Olivetti – cara a tutti quei cittadini civili che al suo esempio si ispirano e vorranno ispirarsi per contribuire a dar vita a un mondo migliore; l’onore, che un destino generoso ha deciso di riservare al FAI, è quello di illustrarne le idee, narrarne le gesta e indicarne l’esempio proprio qui, nella casa ove crebbe da bambino con suo padre Camillo, sua madre Luisa Revel e i suoi fratelli e sorelle e nel contesto ove maturarono la sua esperienza e, oserei dire, il suo magistero di industriale, di politico e di uomo di cultura.

Sarebbe vanagloria il tentare di soffermarmi ora sulla sua figura ed è per questo che abbiamo deciso di donare oggi a voi tutti un suo volumetto da poco ristampato dalla casa editrice da lui fondata e sulla cui copertina sono riportate quelle quattro mirabili righe nelle quali si incarna, con strabiliante evidenza, una sintonia di sentire, di pensiero e di azione tra la sua opera e quella, certamente meno vasta ma non meno incisiva, di Giulia Maria. Desidero leggervele

«Abbiamo portato in tutti i villaggi le nostre armi segrete: i libri, i corsi, le opere dell’ingegno e dell’arte. Noi crediamo nella virtù rivoluzionaria della cultura che dona all’uomo il suo vero potere».

A Giulia Maria Crespi dunque, nel centesimo anno dalla nascita, il FAI ha deciso di dedicare questa sua nuova impresa nella consapevolezza dell’unità di atteggiamento, di spirito e di intenti che, pur senza mai essersi conosciuti e facendo parte di due generazioni diverse seppur assai contigue, lega le due figure che con il loro operare hanno fatto bene all’Italia e agli italiani. Due figure egualmente mosse da un rigore morale e da un travaglio interiore e spirituale – figli, per Olivetti, forse anche di quella quota valdese della sua educazione e per Giulia Maria di quella sorta di protestantesimo che caratterizza il migliore cattolicesimo milanese – che li spinse (per non dire obbligò) tutta la vita a dedicare le proprie forze migliori a «far bene alla Comunità».

Comunità: parola chiave in questo luogo!

Ci prendiamo dunque, qui, oggi solennemente tutti assieme noi del FAI, l’impegno a onorare con la nostra opera e nello svolgimento della missione educativa che è il perno fondante del FAI, l’esempio di questi due grandi italiani e a curarne e coltivarne con amore la messe. Qui, oggi in questa chiesa dove le storie della vita di Cristo dello Spanzotti – capolavoro assoluto del Rinascimento piemontese e italiano – poggiano, come su due pilastri, sulle rappresentazioni vive e veritiere delle due possibilità offerte a ogni creatura: quella di ispirare la propria vita al Bene, sommo valore che coincide con la Giustizia e la Verità e andare quindi nel mondo dei Beati o quell’altra, tanto colorita e terrificante nella raffigurazione dello Spanzotti, ove dimoreranno in eterno coloro che del Bene poco in vita si curarono. È un monito che da questa chiesa giunge agli uomini da 530 anni e che rimane oggi, come sempre, estremamente attuale.

Il rapporto tra Olivetti e il FAI, che viene oggi consacrato da un evento tanto significativo nella storia della nostra Fondazione, non è certo nuovo; esso ha infatti segnato la storia del FAI sin dal 1986 quando la Olivetti – non più quella di Adriano ma comunque quella indimenticabile di Renzo Zorzi – sostenne il restauro degli affreschi del Salone Baronale del Castello della Manta donato al giovane FAI da Elisabetta De Rege l’anno prima; fu poi la volta, nel 2011, dello spazio Olivetti di Piazza San Marco a Venezia, capolavoro di Carlo Scarpa al quale Adriano Olivetti chiese, con somma e ineguagliabile eleganza, non già un negozio ma una “bandiera” che potesse incarnare lo stile e le doti della sua azienda; riscattato grazie al FAI da un uso mortificante è stato concesso a noi in gestione da Assicurazioni Generali – che ne sono il proprietario – dopo un virtuoso restauro; per giungere all’oggi grazie a una decisione che nasce dallo stesso sangue di Adriano Olivetti. Fu infatti Beniamino de’ Liguori – figlio di Laura, ultima figlia di Adriano – che, tramite i buoni uffici di Alberto Saibene che del ruolo di Olivetti è un attento conoscitore, mi telefonò un giorno di circa cinque anni fa per chiedermi se al FAI fosse interessato ricevere in donazione la chiesa di San Bernardino, ultima proprietà indivisa di tutti gli eredi di Camillo Olivetti.

Risposi di sì senza incertezze aggiungendo però che sarebbe stata indispensabile anche la donazione dell’attiguo convento che da anni ormai TIM, che ne era divenuta la proprietaria in seguito ai passaggi di proprietà della Olivetti, aveva smesso di utilizzare. Chiesi un incontro a Luigi Gubitosi, l’allora Amministratore Delegato di TIM, che subito si dimostrò incline ad accettare la richiesta di donazione.

Da lì un lungo percorso conclusosi da poco grazie alla conferma, nel 2021, dell’interesse a donare da parte del nuovo AD di TIM Pietro Labriola che ringrazio di cuore assieme ad Enrico Tosco che dal primo giorno ha seguito la vicenda. La donazione comprende oltre alla Chiesa e al Convento i tre campi da tennis con gli spogliatoi e la tribuna progettati da Ignazio Gardella, gli otto campi da bocce e il percorso VITA che si snoda nei boschi del Monte Navale che Adriano Olivetti volle per la salute fisica e psichica dei suoi dipendenti; un totale di circa quattro ettari. Daniela Bruno anticiperà tra poco le linee guida del restauro e della valorizzazione di questo settantaduesimo Bene che entra nel patrimonio inalienabile della Fondazione.

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Parallelamente al lungo e difficile processo di acquisizione – capolavoro di pazienza e audacia di PierGaetano Marchetti assistito da Anna Ughi, responsabile ufficio legale del FAI, e che con tutto il cuore ringrazio per aver deciso di donare al FAI questo suo complesso lavoro professionale – si è attivata sotto il vigile sguardo del Direttore Generale del FAI Davide Usai, l’articolata e lunga ricognizione sullo stato di conservazione del Bene con le prime linee guida per il suo restauro da parte dell’ufficio restauri del FAI di Paola Candiani, per passare quindi a un primo progetto di gestione per valutarne la sostenibilità economica da parte dell’ufficio Beni di Marco Di Luccio e infine la ricerca dei circa nove milioni di euro necessari al restauro e alla valorizzazione del monumento seguita con la puntualità che gli è propria dal collega Roberto Adamoli. Immediata si è rivelata la partecipazione della Compagnia di Sanpaolo dove il confronto col Presidente Francesco Profumo e il Segretario Generale Alberto Anfossi è come sempre stato per noi vivace e costruttivo, mentre decisiva è stata – e ringrazio l’ex Ministro Dario Franceschini e l’ex Segretario Generale Salvatore Nastasi per lo speciale interesse verso questo progetto – la disponibilità del Ministero della cultura di mettere a disposizione una cifra molto ragguardevole, attraverso il Segretariato Regionale del Piemonte (e sono lieto di dare tra poco brevemente la parola a Beatrice Bentivoglio) e giovandoci della appassionata collaborazione di Lisa Accurti, Cristina Natoli e Alfredo Napolitano; la presenza così significativa oggi del Sottosegretario Vittorio Sgarbi conferma la speciale unità d’intenti che unisce il FAI al Ministero e l’interesse col quale il Ministro Sangiuliano e, come sempre e da sempre, Vittorio Sgarbi seguono e sostengono l’azione sussidiaria del FAI nella tutela e nella gestione del Patrimonio storico nazionale.

Desidero anche ringraziare l’ex Sindaco di Ivrea Stefano Sertoli per averci sempre incoraggiati a proseguire nel difficile percorso di acquisizione e il vivace e concreto neo-sindaco Matteo Chiantore che sono felice di avere al mio fianco e col quale abbiamo subito stretto amicizia e aperto una collaborazione assai proficua. Un grazie infine all’amico Alberto Cirio, Presidente della Regione Piemonte oggi all’estero, per l’entusiastica attenzione dimostrata che pur non avendo ancora trovato una forma definitiva è sulla buona strada per esserlo come testimoniano le parole dell’Assessore alla cultura Vittoria Poggio.

Desidero infine rivolgere il mio grazie sincero e commosso alla Fondazione Adriano Olivetti il cui Segretario Generale Beniamino de’ Liguori – dal quale come ho detto tutto è partito – ci ha da subito affiancato con generosa intelligenza per definire i caposaldi del racconto della sua famiglia e soprattutto di suo nonno Adriano che Daniela Bruno, Vice Direttrice Generale per la Cultura del FAI costruirà e illustrerà affinché l’esempio di questo grande protagonista del XX secolo possa essere qui narrato con il rigore e l’attenzione che tanta storia e tanto stile richiedono. Il grazie del FAI infine all’amica Laura Salvetti, Presidente della mitica Associazione Spille d’Oro Olivetti che resterà un pilastro nella futura gestione della Chiesa di San Bernardino, ad Andrea Ardissone Presidente di Icona, società con la quale abbiamo sottoscritto un bell’accordo di collaborazione, a Gaetano di Tondo Presidente dell’Associazione Archivio Storico Olivetti per la piena collaborazione da sempre dimostrata e, naturalmente, all’amico Carlo Arborio Mella Capodelegazione FAI di Ivrea e a tutti i nostri delegati e volontari eporediesi che con tanta amicizia e trepidazione ci hanno affiancato in questo percorso che oggi qui felicemente si corona.

A Dio piacendo ci rivediamo nel 2026 per l’inaugurazione.

Marco Magnifico, Presidente FAI

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