05 settembre 2008
“La vidi per la prima volta oltre vent'anni fa. Era nella cantina di una casa di campagna toscana, immersa nel buio e circondata da ragnatele. C'erano 14 sculture di Arturo Martini, e lei era nel mezzo. Per me fu una folgorazione. Colta da una grandissima emozione, mi inginocchiai e l'accarezzai. Non me la dimenticai più per quattro anni, finché non riuscii ad acquistarla”. Nasce così l'amore tra la collezionista Claudia Gian Ferrari e “L'Amante Morta” del grande scultore Arturo Martini, una delle 44 incredibili opere che fanno parte della sua Collezione privata del Novecento destinata in prestito permanente e in futuro per destinazione testamentaria in proprietà al FAI, con precisa indicazione di sistemazione in Villa Necchi Campiglio.
“Tutte le 44 opere hanno sempre vissuto in casa mia – spiega Claudia Gian Ferrari – erano parte della mia vita. Sono stati per me dei ‘pannicelli caldi' quando avevo bisogno di essere coccolata. Quando nel 2003, dopo un grave problema di salute, fui costretta ad andare negli Stati Uniti per curarmi, il mio primo pensiero fu a chi lasciare la mia Collezione nel caso non fossi più tornata. A Milano non c'era allora un museo del Novecento, e quindi la scelta di donarle FAI, in particolare per Villa Necchi, mi sembrò un gesto naturale. Oltre alla stima che nutro verso la Fondazione e la sua Presidente, Giulia Maria Mozzoni Crespi, e le tante battaglie combattute in difesa del nostro patrimonio, infatti, quello che sentii fu che la Villa del Portaluppi era la collocazione perfetta per le mie opere. Era una casa, quindi il luogo più adatto per tentare di ricreare quel legame affettivo che si era creato tra me e loro nel corso degli anni”.
Una scelta che rispetta alla lettera la convinzione della Gian Ferrari, che ha personalmente seguito l'allestimento delle sue opere d'arte, per cui “noi collezionisti non siamo proprietari delle nostre opere, semplicemente ne siamo i custodi, perché un'opera d'arte è universale ed è patrimonio di tutti”. Una scelta che, conclude Claudia Gian Ferrari, “oltre a suscitare ringraziamenti entusiasti di tante persone che hanno visitato la Villa, ha già spinto altri collezionisti a imitare il mio gesto. Davanti a queste testimonianze, a tante dichiarazioni secondo le quali Villa Necchi Campiglio non sarebbe così fantastica senza le mie opere, ho provato una gioia che nessuna somma di denaro avrebbe mai potuto regalarmi”.
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