La mostra “Water’s Soul. Jaume Plensa al Negozio Olivetti”

La mostra “Water’s Soul. Jaume Plensa al Negozio Olivetti”

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La mostra “Water’s Soul. Jaume Plensa al Negozio Olivetti”
Appuntamenti

30 ottobre 2025

In collaborazione con Fondazione Berengo, è in esposizione la mostra “Water’s Soul. Jaume Plensa al Negozio Olivetti”, allestita fino al 6 gennaio 2026 nello storico showroom Olivetti in piazza San Marco a Venezia.

Dopo il successo della mostra personale JANUS presso la Chiesa di San Gallo lo scorso anno – proprio dietro al Negozio Olivetti – e a dieci anni dal suo intervento Together alla Basilica di San Giorgio Maggiore in occasione della Biennale di Venezia del 2015, Jaume Plensa torna così nell’amata laguna veneziana. Curata da Jean Blanchaert, l’esposizione, in collaborazione con Fondazione Berengo, presenta diciassette sculture, di grandi e piccole dimensioni, in vetro di Murano, allestite in dialogo con gli spazi progettati da Carlo Scarpa.

«Per la mostra al Negozio Olivetti Plensa presenta una serie di sculture in vetro di Murano, dando vita a figure sospese tra trasparenza e silenzio, tra presenza e meditazione. La sua opera invita a contemplare, a rallentare, a percepire il tempo e lo spazio con intensità nuova. Plensa riesce a coniugare un’estetica di forte impatto visivo con una dimensione profondamente intima e spirituale, trasformando la materia in un veicolo di ascolto e introspezione», afferma il curatore Jean Blanchaert

Da sempre Jaume Plensa indaga infatti il rapporto tra corpo, parola e spirito attraverso opere che uniscono monumentalità e leggerezza poetica e il vetro, materiale vivo e mutevole, riflette la luce e la fluidità dell’acqua veneziana, evocando un dialogo intimo con l’ambiente circostante.

La vetrina del Negozio Olivetti accoglie infatti i visitatori con Laguna, opera unica, concepita proprio come omaggio alla città di Venezia: una enorme lastra del colore dell’acqua veneziana con due teste in conversazione.

L’artista spagnolo ha realizzato le sculture nelle fucine di Murano, tra cui anche l’opera che dà il titolo alla mostra, Water’s Soul, altro omaggio all’anima della città, in vetro bianco opalino, ottenuta con la tecnica del casting: il vetro fuso viene versato in uno stampo, prima in cera – modellato a mano dai maestri vetrai e dall’artista stesso – e poi in gesso, e una volta solidificato, dopo circa due mesi, assume la forma dello stampo stesso.

«Esporre qui è un onore. Tutti quelli della mia generazione hanno scritto su una macchina Olivetti. E poi Scarpa, un maestro assoluto. Tutto quello che ha fatto è un gioiello. Mi sento in sintonia con la sua poetica dell’umanità», dichiara Jaume Plensa parlando del suo rapporto con Carlo Scarpa e il Negozio Olivetti.

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«La mostra si inserisce perfettamente nello spazio progettato da Carlo Scarpa, dal punto di vista estetico, funzionale e di significato. La gran parte delle opere è disposta sui tavolini e sulle mensole che un tempo sorreggevano i calcolatori dell’azienda Olivetti, in un’alternanza voluta, a partire dalla vetrina, tra le sculture e le macchine da scrivere ancora conservate ed esposte. È una scelta precisa del FAI, che si ritrova in questa come nelle precedenti mostre, volta a tutelare e valorizzare questo luogo speciale tanto nell’architettura quanto nel suo spirito, cioè rispettando la sua identità storica di showroom, ma anche la sua originale vocazione di spazio commerciale sì, ma intriso di cultura, e capace di trasmettere cultura. Il Negozio Olivetti non è mai stato e non è uno spazio museale, ma accoglie perfettamente l’arte, perché pensato da Adriano Olivetti e realizzato da Carlo Scarpa per unire in maniera sorprendente, raffinata e innovativa, architettura, tecnologia e arte, per offrire ai clienti di allora, e al pubblico di oggi, un’esperienza d’eccellenza culturale, estetica e funzionale. L’arte qui è una componente strutturale, se si pensa alla scultura che accoglie all’ingresso e dà il tono allo spazio, il Nudo al sole di Alberto Viani, che posa su una lastra di marmo nero bagnata da un velo di acqua, a rievocare l’elemento di Venezia, l’acqua, suggestivamente affiancata in questa mostra proprio dalla scultura di Jaume Plensa intitolata alla Laguna di Venezia». Così presenta la mostra Daniela Bruno, Direttrice Culturale del FAI, sottolineando ancora una volta il legame tra le opere esposte e il Bene del FAI.

La mostra è la seconda, dopo la monografica Tony Cragg. Le Forme del Vetro, che nasce dalla collaborazione tra FAI e Adriano Berengo, che da ormai trent'anni è punto di riferimento per gli artisti contemporanei che decidano di usare il vetro come medium: da Ai Weiwei a Thomas Schutte, da Bob Wilson a Jan Fabre, da Wael Shawky a Laure Prouvost.

«Abbiamo collaborato a molti progetti, ma ogni volta è diverso. È sempre emozionante vedere cosa Jaume saprà creare con il vetro, e mi dà grande piacere presentare il suo lavoro a Venezia», osserva Adriano Berengo.

«Le sue opere riescono sempre a creare un’atmosfera, una sensazione palpabile di pace, così difficile da trovare nel mondo di oggi».

L’artista

Jaume Plensa (Barcellona, 1955) vive e lavora a Barcellona. È riconosciuto come uno dei più importanti scultori contemporanei a livello internazionale, in particolare per i suoi interventi nello spazio pubblico. Le sue opere sono presenti in numerose città del mondo, tra cui New York, Chicago, San Diego, Montreal, Los Angeles, Londra, Dubai, Bangkok, Shanghai e Tokyo. Nel corso di oltre trentacinque anni di carriera, Plensa ha sviluppato un linguaggio artistico ricco e articolato, realizzando sculture che celebrano la condizione umana e la sua capacità di connettere le persone, spesso attraverso l’attivazione poetica e simbolica di spazi collettivi. Materiali tradizionali come vetro, acciaio e bronzo si intrecciano con elementi non convenzionali – acqua, luce, suono – per dare vita a opere ibride, dense di energia, profondità psicologica e valore simbolico. La sua pratica si fonda su contrasti e dualità – interno ed esterno, luce e ombra, terra e cielo – e si estende da lavori intimi su carta a grandi installazioni pubbliche. Tra le opere più iconiche si ricordano Crown Fountain (2004), una moderna agorà nel cuore di Chicago; Echo (2011), presso l’Olympic Sculpture Park di Seattle; Laura (2020), a Century City, Los Angeles; Dreaming (2017), nel centro di Toronto; Roots (2014), a Tokyo; e Voices (2018), installata permanentemente al 30 Hudson Yards di New York City.

Il lavoro di Plensa invita alla riflessione interiore, al silenzio e al coinvolgimento intellettuale, affidandosi spesso alla relazione tra spettatore e opera per completare il processo artistico.
Plensa ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui due dottorati honoris causa: nel 2005 dalla School of the Art Institute di Chicago e nel 2018 dall’Universitat Autònoma de Barcelona. Nel 2013 gli è stato conferito il Premio Velázquez dal Ministero della Cultura spagnolo. Le sue mostre personali sono state ospitate da prestigiose istituzioni museali, tra cui: MACBA – Museu d’Art Contemporani de Barcelona; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid; MAMC – Musée d’art moderne et contemporain Saint-Étienne Métropole, Saint-Étienne; Max Ernst Museum Brühl des LVR, Germania; Toledo Museum of Art, Ohio; Yorkshire Sculpture Park, Inghilterra; e Nasher Sculpture Center, Dallas.

Il curatore

Jean Blanchaert (Milano, 1954) è gallerista, curatore, critico e giornalista. Per più di trentacinque anni ha condotto la Galleria Blanchaert, a Milano, aperta dalla madre Silvia nel 1957, dove il vetro del ’900, quello contemporaneo e la ceramica sono stati assoluti protagonisti. Il profilo internazionale caratterizza da sempre il suo lavoro. Ha curato decine di mostre in luoghi istituzionali, nel campo del vetro, della ceramica, del ferro e del marmo, ma anche nell’ambito dell’arte e della fotografia. Amico da sempre del FAI, ha curato a Villa Necchi Campiglio la grande mostra sulla ceramica italiana (2013) e quella sul vetro (2014). Successivamente, sempre per il FAI, a Villa dei Vescovi (Padova), la mostra Glass (2016, catalogo Skira). Dal 2017 è membro del Comitato Scientifico della Venice Glass Week, festival internazionale dedicato all'arte del vetro veneziano. Nell'ambito della prima edizione del festival, Jean Blanchaert ha curato, insieme a Noah Khoshbin, la mostra Robert Wilson in Glass, organizzata dalla Fondazione Berengo. Nello stesso anno è stato curatore, insieme ad Adriano Berengo, della mostra Memphis-Plastic Field a Palazzo Franchetti, Venezia. Nel 2019, con Costance Rubini, ha curato Memphis-Plastic Field al Musée des Arts Décoratifs et du Design, a Bordeaux. Nell'ambito della mostra Glasstress 2019 (Fondazione Berengo, Murano), è stato curatore dell’installazione Constellation di Robert Wilson. Nell’ambito dell’evento Homo Faber. Crafting a more human future (Fondazione Giorgio Cini, Venezia), organizzato dalla Michelangelo Foundation, ha curato, con Stefano Boeri, le mostre Best of Europe (2018) e Next of Europe (2022), dedicate all’alto artigianato europeo ed è stato uno dei Craft experts insieme a Irina Eschenazi, della terza edizione dell’evento, A Journey of Life (2024). Nel 2024 è stato co-curatore (insieme a Cristina Beltrami) della mostra Tony Cragg. Le forme del vetro, organizzata dal FAI e dalla Fondazione Berengo e presentata al Negozio Olivetti di Venezia.
Dal 2008 è collaboratore fisso del mensile Art e Dossier (Giunti Editore). Nel 2024 ha pubblicato per Marsilio Musica senza suono. Maestri di Murano, volume che racconta storia e attualità del vetro muranese.

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