Buone Notizie: arrivano i primi fondi per Santa Croce di Campese

Buone Notizie: arrivano i primi fondi per Santa Croce di Campese

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Buone Notizie: arrivano i primi fondi per Santa Croce di Campese
Dal territorio

02 aprile 2026

Alle porte di Bassano del Grappa c’è un luogo votato da oltre 42.000 persone all’ultimo censimento: il monastero di Santa Croce di Campese. Grazie alla visibilità ottenuta con la partecipazione al programma riceve i primi 11.000 euro per restaurare il suo prezioso archivio cinque-seicentesco.

900 anni di storia

In posizione isolata nella campagna fuori Bassano del Grappa, ai piedi delle montagne, il monastero di Santa Croce è stato per secoli il principale polo religioso e culturale del Canale di Brenta. Ha da poco festeggiato i suoi 900 anni: venne infatti fondato nel giugno del 1124 da Ponzio di Melgueil, settimo abate del potente monastero di Cluny, di ritorno dalla Terra Santa. In rotta con il papato, Melgueil cercò rifugio presso le potenti famiglie della Marca Trevigiana, fedeli all’Impero, ricevendo in dono dei terreni a Campese, dove avviò la costruzione di una grande monastero dedicato alla Santa Croce, simbolo dei Crociati.

Il luogo scelto era particolarmente strategico: il nuovo polo religioso sorge infatti nei pressi di uno storico guado sul Brenta e lungo l’itinerario che, attraversando le Alpi, collegava la pianura veneta con i territori imperiali.

Anche il Rinascimento segna un momento importante per la storia del monastero: dal 1544 vi si ritirò il frate e scrittore Teofilo Folengo, autore di uno dei più estrosi poemi dell’epoca. Noto con lo pseudonimo di "Merlin Cocai", Folengo fu l’autore del Baldus, scritto in lingua maccheronica, giocata sulla deformazione del latino dotto attraverso l’inserimento di termini tratti dal dialetto e dal parlato quotidiano: tutt’altro che un idioma scorretto, o addirittura ignorante, come potremmo pensare oggi, il maccheronico era al contrario una vera e propria lingua letteraria, nata come scherzo erudito negli ambienti dell’Università di Padova, già all’epoca tra le più antiche e rinomate d’Europa.

Folengo è sepolto all’interno della chiesa del complesso, che comprende l’ex monastero, il grande chiostro quadrato, il campanile e i resti dell’ala rustica, che ne permetteva l’autosostentamento, con la coltivazione dei terreni circostanti, nello spirito benedettino. Gli edifici non hanno più l’aspetto del XII secolo, bensì quello assunto dopo diverse ristrutturazioni: una prima proprio di epoca rinascimentale, una seconda di fine Ottocento – anche in seguito ad alcuni crolli – e ancora un’altra di metà Novecento. Un tempo circondato da un grande brolo, il complesso fu abitato da monaci fino alla fine del Settecento e venne soppresso, come molti, in epoca napoleonica. Numerose furono le funzioni adottate in epoche successive, ma il luogo non perse mai la sua natura di accoglienza. Oggi di proprietà della Parrocchia di Campese, ha ripreso la sua funzione di centro di spiritualità e di cultura grazie all’associazione “Il Sicomoro odv”, una fraternità laica che cura e gestisce alcuni ambienti del monastero.

campese

Oltre 42.000 voti all’ultimo censimento

Già aperto dai volontari FAI di Bassano del Grappa nelle Giornate FAI di Autunno 2024, il Monastero della Santa Croce è stato uno dei Beni più votati all’ultima edizione del censimento “I Luoghi del Cuore”, a cavallo tra il 2024 e il 2025, quando è stato sostenuto da 42.190 persone, classificandosi al quarto posto nazionale.

I voti erano stati raccolti non solo per far conoscere il complesso fuori dal suo territorio, ma per la necessità di restaurare i molti registri e documenti risalenti al Cinque e Seicento che il suo archivio conserva e per dare una nuova sistemazione ai locali in cui si trovano.
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La Parrocchia, insieme all’Associazione “Il Sicomoro” aveva per questo partecipato al bando lanciato dal FAI dopo il censimento, ma senza riuscire a mettere a punto il progetto necessario per ottenere il sostegno economico de “I Luoghi del Cuore”. La visibilità ottenuta con la partecipazione al programma del FAI ha però portato all’attenzione locale le necessità di conservazione dell’archivio di Campese e a fine marzo è arrivata la notizia dello stanziamento di due contributi: un privato ha infatti donato 5.000 euro, a cui si sono aggiunti altri 6.000 euro dalla Fondazione Banca Popolare di Marostica – Volksbank.

Questi due primi contributi permetteranno di avviare il restauro dei manoscritti e l’auspicio è che ne attirino altri, per portare a termine tutte le attività necessarie e continuare a tutelare la memoria storica di questo importante luogo del cuore.

Leggi le Buone Notizie dei Luoghi del Cuore

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