Andrea Carandini: salvare è mantenere

Andrea Carandini: salvare è mantenere

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Andrea Carandini: salvare è mantenere
Campagne

03 ottobre 2018

Come non avere in mente in questo tempo il ponte crollato di Genova e il soffitto sfondato della chiesa di Roma?

Grazie signor ministro Bonisoli per averci accolto in quest'aula e per essere oggi qui insieme a noi; per i volontari del FAI, a partire dai più giovani, è un fatto molto incoraggiante. Agli 88 gruppi FAI Giovani vorrei infatti dedicare il mio intervento di oggi.

Ma ora mi serve un salto nel piccolo e quotidiano, che può parere ridicolo, cioè in un fatto del tutto personale. Venerdì prossimo mi estrarranno un dente molare che male ho mantenuto e la sua sostituzione mi costerà cara. Infatti bisogna pulirsi i denti dopo ogni pasto con lo spazzolino, prima tenuto inclinato e poi rovesciato per asportare i residui dalle gengive, e la sera occorre pulire tra i denti con l' apposito filo, che le dita devono incurvare per nettare non solo in un punto ma in un quarto di cerchio … Solo così si riducono le carie.

La manutenzione dei luoghi - dai paesaggi, ai monumenti, alle cose della storia e dell'arte - può essere in Italia normale o speciale. Infatti alla manutenzione normale si aggiunge, nelle zone a rischio sismico, la messa in opera e la manutenzione speciale riguardante i miglioramenti statici, soli in grado di ridurre notevolmente il rischio sismico su persone e strutture. La manutenzione ordinaria, pratica tradizionale diffusa e poco costosa, è stata sempre più soppiantata da restauri molto onerosi.

Per venire al pratico, cinque sono, ad avviso del FAI, le virtù della manutenzione.

Virtù della consapevolezza. Tutto è polvere e alla polvere tende a ritornare: è il caso delle civiltà sepolte. Per fermare questo naturale precipitare verso il degrado bisogna mantenere luoghi e oggetti, intervenendo su ogni traccia di incipiente rovina (a partire dalle foglie sul tetto…). Occorre conoscere le cose nei loro punti deboli per porre presto piccoli e poco costosi ripari: ecco le colonne della manutenzione! Siamo qui nell'universo della prevenzione, a cui il restauro non appartiene (ma a Pompei sono state fatte più spese in restauro che in manutenzione e si attuano addirittura nuovi scavi…).

Virtù della osservazione. Occorre periodicamente frequentare siti e cose osservandoli con l'occhio esercitato del manutentore, sapendo dove concentrare in primo luogo l'attenzione, cioè sulle coperture (invece nella domus Aurea si è partiti dal piano terra, così che dal secondo piano scendono ancora radici e acque). Per la manutenzione serve una formazione specifica poco messa a fuoco, completamente diversa da quella del restauro - nel quale invece siamo bravissimi -; il quale restauro sopraggiunge sempre a danno già avvenuto. Serve pertanto un cambiamento di mentalità da attuarsi proprio nel cuore della tutela (le 3000 assunzioni preannunciate dal Ministro speriamo verranno confermate).

Virtù della pianificazione. Bisogna saper valutare le priorità, rilevando i punti deboli nelle tre dimensioni spaziali, onde poter gerarchizzare e programmare al meglio gli interventi manutentivi, leggeri ma numerosi. Siccome la manutenzione costa molto meno del restauro essa può essere spalmata su contesti interi invece che limitarsi ai monumenti eccellenti e ai capolavori, come fino ad ora si è fatto. La battaglia inaugurata da Giovanni Urbani oltre una generazione fa, fino a ora sostanzialmente persa, deve essere ripresa col massimo vigore.

Virtù della perseveranza. Penso alla perseveranza di Fernanda Wittgens, grande soprintendente di Brera nel dopoguerra, da poco celebrata al Cenacolo. Lei mai mollava! La manutenzione deve diventare pertanto un regolare costume, quasi un riflesso condizionato, facendo finalmente per la nostra patria quello che ormai abitualmente facciamo per il nostro corpo: analisi periodiche e pratiche igieniche, alimentari e motorie.

Virtù della lungimiranza. La manutenzione implica il primato del futuro, a compenso dei nostri tempi troppo immediati. Infatti una manutenzione riuscita evita avvenimenti clamorosi come i disastri, per cui non conosce celebrazioni e conferenze stampa. Ciò fino a ora è piaciuto poco ai politici... Al contrario un restauro porta clamore e facile consenso. Insomma, serve per la manutenzione un certo ascetismo mondano, estraneo per lo più al nostro vivere attuale. Per salvare l'Italia servono tanti piccoli atti riparativi, al posto di vistosi interventi che mal ripagano un danno già avvenuto e nella sostanza irreparabile.

Per mantenere i propri Beni, il FAI spende un milione e mezzo l'anno e ha ormai una grande esperienza al riguardo. Il Fondo ha messo la manutenzione al centro del secondo maggiore evento nazionale perché la sua missione comprende anche l'orientare e l'educare, per lo più a semplice buon senso, che le operose formiche conoscono ma che le cicale canterine tendono a trascurare.

Andrea Carandini

Sai che una foglia può abbattere un castello?

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