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TORRE SARACENA DI LOGNINA

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TORRE SARACENA DI LOGNINA

La Torre Saracena di Ognina è un importante monumento medievale ancora oggi visibile nel tessuto urbano del quartiere. Si tratta di un’alta struttura a pianta cilindrica, databile tra il XIV e il XV secolo, realizzata con ogni probabilità con funzione militare e di avvistamento lungo la costa. Nonostante il nome, la torre non fu costruita in epoca saracena: la denominazione deriva invece dal suo ruolo strategico di controllo e difesa dalle incursioni saracene nel territorio siciliano. Le prime testimonianze storiche risalgono alla cronaca del notaio Merlino, che nel XVI secolo descrive il crollo della struttura in seguito al “terremotus magnus” del 1542, evento che provocò gravi danni anche alla chiesa e al tessuto urbano circostante. Successivamente, circa trent’anni dopo, l’architetto militare Tiburzio Spannocchi documenta la presenza di una torre ricostruita, ancora funzionale alla sorveglianza costiera e situata in posizione utile per il controllo del litorale fino a Catania. Nel corso dei secoli successivi, durante la ricostruzione della Chiesa di Santa Maria di Ognina, la torre venne progressivamente inglobata nella struttura ecclesiastica, assumendo la funzione di campanile. Nucchia fu l'ultima campanara di questa torre. Questo processo di integrazione architettonica ne ha modificato la percezione e l’uso, pur mantenendone riconoscibile la forma originaria. All’interno della torre sono presenti graffiti incisi sulle pareti, mai oggetto di un’analisi archeologica sistematica. In essi sembra comparire il termine “tuccu”, utilizzato nel dialetto locale per indicare i Saraceni, oppure riferimenti simbolici al fuoco, forse interpretabili come allusione ad attacchi armati o a eventi distruttivi, che devono essere urgentemente valutati da esperti e non dilettanti come me. Oggi la Torre Saracena è ancora conservata e ben riconoscibile, ma non è accessibile al pubblico e non risulta adeguatamente valorizzata né completamente messa in sicurezza. La sua attuale condizione, sospesa tra presenza monumentale e limitata fruibilità, ne riduce il potenziale storico e culturale. Un intervento di restauro conservativo e di consolidamento strutturale consentirebbe non solo la tutela dell’edificio, ma anche lo studio approfondito dei suoi elementi interni, inclusi i graffiti, e una possibile apertura controllata alla comunità, restituendo pienamente questo significativo testimone del passato medievale di Ognina.

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La Torre Saracena di Ognina è un importante monumento medievale ancora oggi visibile nel tessuto urbano del quartiere. Si tratta di un’alta struttura a pianta cilindrica, databile tra il XIV e il XV secolo, realizzata con ogni probabilità con funzione militare e di avvistamento lungo la costa. Nonostante il nome, la torre non fu costruita in epoca saracena: la denominazione deriva invece dal suo ruolo strategico di controllo e difesa dalle incursioni saracene nel territorio siciliano. Le prime testimonianze storiche risalgono alla cronaca del notaio Merlino, che nel XVI secolo descrive il crollo della struttura in seguito al “terremotus magnus” del 1542, evento che provocò gravi danni anche alla chiesa e al tessuto urbano circostante. Successivamente, circa trent’anni dopo, l’architetto militare Tiburzio Spannocchi documenta la presenza di una torre ricostruita, ancora funzionale alla sorveglianza costiera e situata in posizione utile per il controllo del litorale fino a Catania. Nel corso dei secoli successivi, durante la ricostruzione della Chiesa di Santa Maria di Ognina, la torre venne progressivamente inglobata nella struttura ecclesiastica, assumendo la funzione di campanile. Nucchia fu l'ultima campanara di questa torre. Questo processo di integrazione architettonica ne ha modificato la percezione e l’uso, pur mantenendone riconoscibile la forma originaria. All’interno della torre sono presenti graffiti incisi sulle pareti, mai oggetto di un’analisi archeologica sistematica. In essi sembra comparire il termine “tuccu”, utilizzato nel dialetto locale per indicare i Saraceni, oppure riferimenti simbolici al fuoco, forse interpretabili come allusione ad attacchi armati o a eventi distruttivi, che devono essere urgentemente valutati da esperti e non dilettanti come me. Oggi la Torre Saracena è ancora conservata e ben riconoscibile, ma non è accessibile al pubblico e non risulta adeguatamente valorizzata né completamente messa in sicurezza. La sua attuale condizione, sospesa tra presenza monumentale e limitata fruibilità, ne riduce il potenziale storico e culturale. Un intervento di restauro conservativo e di consolidamento strutturale consentirebbe non solo la tutela dell’edificio, ma anche lo studio approfondito dei suoi elementi interni, inclusi i graffiti, e una possibile apertura controllata alla comunità, restituendo pienamente questo significativo testimone del passato medievale di Ognina.

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