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TEATRO DI VILLA ALDROVANDI MAZZACORATI

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TEATRO DI VILLA ALDROVANDI MAZZACORATI
E’ uno dei Teatri più belli al mondo. Così è stato classificato da tutti gli esperti, architetti, scenografi, artisti che lo frequentano e che ne sanno apprezzare le bellezze, uniche per la loro rarità. E’ uno dei Teatri sopravvissuti ai cambiamenti, alle trasformazioni, alle distruzioni belliche. Forse preservato dall’oblio del dopo guerra. Nel 1763 GianFrancesco Aldrovandi, divenuto unico erede alla morte del padre, pensa di porre mano alla trasformazione del “Palazzo” di campagna, per dargli una estetica artistica differente. La Villa divenne la prima Villa a Bologna trasformata secondo lo stile neopalladiano. Ma la grande bellezza della Villa è l’avere al suo interno questa meraviglia, il Teatro settecentesco, voluto da GianFrancesco Aldrovandi,conte, senatore, arcade, scrittore di libelli. E’ a pianta rettangolare con 2 ordini di balconate arricchite da 24 cariatidi, telamoni e sirene, che coprono col loro corpo le travi portanti sulle quali poggiano i balconi. Hanno la parte terminale a forma di pesce ma la parte superiore del corpo ha le braccia aperte con un grande slancio e forme una diversa dall’altra. L’accortezza dello scultore ne ha fatto dei tedofori che fra le dita sostenevano ghirlande, “ramages”, mentre le 4 col cesto sul capo, venivano riempite da frutta colorata . I muri del piano terreno sono dipinti con putti, ghirlande ed aperture su un giardino immaginario, che sembra proseguire la bellezza del giardino esterno. I muri del fondo invece rappresentano scene di caccia, tanto in voga nel ‘700 fra la ricca aristocrazia. Il piano superiore ci mostra dipinti completamente diversi: medaglioni con putti, che aprono ad un classicismo ottocentesco, chiaro segno di un cambiamento di stile prima della fine del ‘700, che risentì dell’influenza francese coi suoi moti prerivoluzionari. Non più scene idilliache di prati, laghi, pecorelle, del romanticismo ma un ritorno al neoclassicismo.Anche le balaustre sono tutte dipinte. Non vi hanno lavorato i Bibiena, come molti hanno scritto. I Bibiena avevano dipinto dei fondali che sono andati perduti. Ora l’unico fondale rimasto è stato dipinto dal Basoli. Le balconate furono dipinte da Prospero Pesci, Vittorio Maria Bigari, Giuseppe Marchesi . L’acustica è stata studiata dagli studiosi ed esperti dell’Università di Bologna che ne hanno attestato l’uni cità nel mondo. Per questa sua caratteristica, gli artisti vengono a fare registrazioni e promo. Ma soprattutto dal 1992, anno in cui l’Associazione ”Cultura e Arte del ‘700” ha avuto la gestione del teatro 1763, si eseguono Opere, operette, concerti …favolosi. L’Associazione ne ha curato il restauro con la Sovrintendenza dei Beni Artistici e Culturali ed ha diffuso la sua conoscenza nel mondo. Ora vengono tanti turisti da luoghi lontani, come la Nuova Zelanda,l’Australia, l’America ecc. Il segreto dell’acustica di questo teatro sta nell’uso di materiali poveri nella sua costruzione. Si dice che alla fine del ‘700 venne a Bologna il re di Svezia per vederlo e cercare di copiarlo. Ma non ci riuscì. Tanta è sempre stata la sua bellezza. Marilena Frati

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E’ uno dei Teatri più belli al mondo. Così è stato classificato da tutti gli esperti, architetti, scenografi, artisti che lo frequentano e che ne sanno apprezzare le bellezze, uniche per la loro rarità. E’ uno dei Teatri sopravvissuti ai cambiamenti, alle trasformazioni, alle distruzioni belliche. Forse preservato dall’oblio del dopo guerra. Nel 1763 GianFrancesco Aldrovandi, divenuto unico erede alla morte del padre, pensa di porre mano alla trasformazione del “Palazzo” di campagna, per dargli una estetica artistica differente. La Villa divenne la prima Villa a Bologna trasformata secondo lo stile neopalladiano. Ma la grande bellezza della Villa è l’avere al suo interno questa meraviglia, il Teatro settecentesco, voluto da GianFrancesco Aldrovandi,conte, senatore, arcade, scrittore di libelli. E’ a pianta rettangolare con 2 ordini di balconate arricchite da 24 cariatidi, telamoni e sirene, che coprono col loro corpo le travi portanti sulle quali poggiano i balconi. Hanno la parte terminale a forma di pesce ma la parte superiore del corpo ha le braccia aperte con un grande slancio e forme una diversa dall’altra. L’accortezza dello scultore ne ha fatto dei tedofori che fra le dita sostenevano ghirlande, “ramages”, mentre le 4 col cesto sul capo, venivano riempite da frutta colorata . I muri del piano terreno sono dipinti con putti, ghirlande ed aperture su un giardino immaginario, che sembra proseguire la bellezza del giardino esterno. I muri del fondo invece rappresentano scene di caccia, tanto in voga nel ‘700 fra la ricca aristocrazia. Il piano superiore ci mostra dipinti completamente diversi: medaglioni con putti, che aprono ad un classicismo ottocentesco, chiaro segno di un cambiamento di stile prima della fine del ‘700, che risentì dell’influenza francese coi suoi moti prerivoluzionari. Non più scene idilliache di prati, laghi, pecorelle, del romanticismo ma un ritorno al neoclassicismo.Anche le balaustre sono tutte dipinte. Non vi hanno lavorato i Bibiena, come molti hanno scritto. I Bibiena avevano dipinto dei fondali che sono andati perduti. Ora l’unico fondale rimasto è stato dipinto dal Basoli. Le balconate furono dipinte da Prospero Pesci, Vittorio Maria Bigari, Giuseppe Marchesi . L’acustica è stata studiata dagli studiosi ed esperti dell’Università di Bologna che ne hanno attestato l’uni cità nel mondo. Per questa sua caratteristica, gli artisti vengono a fare registrazioni e promo. Ma soprattutto dal 1992, anno in cui l’Associazione ”Cultura e Arte del ‘700” ha avuto la gestione del teatro 1763, si eseguono Opere, operette, concerti …favolosi. L’Associazione ne ha curato il restauro con la Sovrintendenza dei Beni Artistici e Culturali ed ha diffuso la sua conoscenza nel mondo. Ora vengono tanti turisti da luoghi lontani, come la Nuova Zelanda,l’Australia, l’America ecc. Il segreto dell’acustica di questo teatro sta nell’uso di materiali poveri nella sua costruzione. Si dice che alla fine del ‘700 venne a Bologna il re di Svezia per vederlo e cercare di copiarlo. Ma non ci riuscì. Tanta è sempre stata la sua bellezza. Marilena Frati
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