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REAL CITTADELLA DI MESSINA (FORTEZZA SPAGNOLA)

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REAL CITTADELLA DI MESSINA (FORTEZZA SPAGNOLA)

Sin dalla fondazione greca (metà dell’VIII a. C.), l’ampio e profondo porto naturale favorì Messina in un vivace sviluppo marinaro, facendone snodo per la navigazione commerciale e militare sul Mediterraneo. Proprio dalla vasta ‘falce’, che ancor oggi offre approdo sicuro alle navi, la città prese il primo nome, “Zancle”. La zona falcata (Penisola di San Raineri) venne presto riconosciuta come strategica per la difesa della stessa città “zanclea” e dell’intera Sicilia. L’imperatore Carlo V, sbarcato a Messina nel 1535, si rese ben conto dei vantaggi tattici che l’area presentava e tramutò in struttura difensiva quello che era stato il monastero italo-greco del SS. Salvatore, fatto erigere dal re normanno Ruggero II nel 1131. E qui, sulla punta estrema della penisola, sorge la Real Cittadella, edificata dalle autorità spagnole fra il 1680 e il 1686 intese a chiudere il porto ad invasori esterni, e a vigilare sugli umori della città, protagonista nel 1674 di una sanguinosa rivolta antispagnola. Sede di una consistente guarnigione, fu edificata su progetto dell’architetto Karl von Gruneberg, consapevole delle fragilità che il Forte del SS. Salvatore aveva rivelato durante l’assedio dei Francesi, che avevano sostenuto i rivoltosi. La nuova costruzione fu concepita nella forma di poderoso pentagono, composto da cinque bastioni, in una location che permette alla vista di spaziare tra i retrostanti Colli Peloritani e lo Stretto e, mentre offre al visitatore odierno uno spettacolo mozzafiato, garantisce al difensore una posizione praticamente inespugnabile. Un aneddoto fra storia e leggenda vuole che il Murat, nel 1810, attaccasse Messina nel tentativo di conquistare la Sicilia per Napoleone: tentativo però vano, frustrato appunto dal formidabile baluardo della Real Cittadella. Storicamente fondata, invece, sembra la notizia che i Garibaldini non potessero espugnarla con la forza, e che la guarnigione si sia piuttosto arresa per stenti e fame dopo un assedio di un anno, alla data fatidica del 12 marzo 1861. Erosa dalla salsedine e duramente messa alla prova dalle calamità naturali, pure, l’opera di Gruneberg è stata purtroppo danneggiata: dall’avvento del regno d’Italia in avanti ristrutturazioni del porto, costruzioni di nuove infrastrutture e saccheggio, l’hanno sfigurata senza però intaccarne l’imponente monumentalità. Le istituzioni – in particolare l’Autorità Portuale dello Stretto e la Sovrintendenza ai BB. CC. AA. - l’hanno protetta da sorte peggiore mettendo in atto piani di tutela e di riscatto, mai radicali per l’esiguità delle risorse finanziarie: a fronte di un tal situazione, associazioni culturali e comitati spontanei di cittadini hanno ingaggiato continue ‘battaglie’ per il recupero e la riqualificazione del monumento e dell’area circostante. Due curiosità turistiche: la porta monumentale marmorea che decora “Piazza Casa Pia dei Poveri” – per i Messinesi semplicemente “Casa Pia” - è in effetti la “Porta Grazia” della Real Cittadella, smontata dal contesto originario e riposizionata nell’attuale ubicazione nel 1961. Ancora, dal cognome tedesco dell’architetto, von Gruneberg, era denominato uno dei cinque bastioni della struttura: le ricerche degli storici, confortate da fonti epigrafiche, hanno dimostrato che, male inteso, Gruneberg si sia corrotto in Nuremberg, finendo per dar nome al molo “Norimberga”, usuale punto di attracco delle grosse navi-traghetto destinate al trasporto di veicoli e dei numerosi sbarchi umanitari accolti nell’area portuale.

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