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PIEVE DI S. STEFANO DI GAIFA E TORRE BROMBOLONA CANAVACCIO

URBINO, PESARO E URBINO

PIEVE DI S. STEFANO DI GAIFA E TORRE BROMBOLONA CANAVACCIO
Torre Brombolona – Canavaccio, Urbino (PU) La sagoma inconfondibile della torre Brombolona, seppur deturpata dal trascorrere del tempo, non può sottrarsi agli sguardi con la sua imponente mole che si staglia sull’orizzonte collinare declinante dai monti delle Cesane mentre domina la frazione di Canavaccio. Si tratta della più significativa testimonianza che ancora permane del castello di Primicilio, al quale, nei secoli XIII-XIV, si affiancava a breve distanza quello di Gaifa, che la tradizione vuole in gran parte rovinato per frana già nel secolo XV o distrutto da Cesare Borgia, il Valentino, nel 1502. Ciò che certamente li lega è una campana, datata 1407, il cui destino è avvolto nel mistero, come pure la particolare iscrizione che la distingue, oggetto di diverse interpretazioni. Tra storia e leggenda, si narra il suo passaggio da Gaifa a Primicilio, con l’intervallo di una provvisoria permanenza all’apice di una quercia o di un olmo, dopo la progressiva rovina del castello originario. Poiché Primicilio era privo di una campana, venne richiesta a Gaifa, che rifiutò; interpellato il duca di Urbino, questi non entrò nel merito lasciando libero il signore di Primicilio di sottrarla nottetempo salvo poi rispondere alle proteste del signore di Gaifa, che avrebbe potuto sì riprendersi la campana, ma solo dopo aver ricostruito il castello. La denominazione della torre deriva proprio dalla mitica campana, dai bromboli, dalle stalattiti di ghiaccio che in essa si formavano durante i rigidi mesi invernali. Torre Brombolona – Canavaccio, Urbino (PU) La sagoma inconfondibile della torre Brombolona, seppur deturpata dal trascorrere del tempo, non può sottrarsi agli sguardi con la sua imponente mole che si staglia sull’orizzonte collinare declinante dai monti delle Cesane mentre domina la frazione di Canavaccio. Si tratta della più significativa testimonianza che ancora permane del castello di Primicilio, al quale, nei secoli XIII-XIV, si affiancava a breve distanza quello di Gaifa, che la tradizione vuole in gran parte rovinato per frana già nel secolo XV o distrutto da Cesare Borgia, il Valentino, nel 1502. Ciò che certamente li lega è una campana, datata 1407, il cui destino è avvolto nel mistero, come pure la particolare iscrizione che la distingue, oggetto di diverse interpretazioni. Tra storia e leggenda, si narra il suo passaggio da Gaifa a Primicilio, con l’intervallo di una provvisoria permanenza all’apice di una quercia o di un olmo, dopo la progressiva rovina del castello originario. Poiché Primicilio era privo di una campana, venne richiesta a Gaifa, che rifiutò; interpellato il duca di Urbino, questi non entrò nel merito lasciando liberi di sottrarla nottetempo. La denominazione della torre deriva proprio dalla mitica campana, dai bromboli, dalle stalattiti di ghiaccio che in essa si formavano durante i rigidi mesi invernali.
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