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PIONTA

PARCO COLLE DEL PIONTA

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PARCO COLLE DEL PIONTA

L’altura del Pionta, originariamente utilizzata in epoca etrusco-romana come necropoli e successivamente come cittadella vescovile, era stata scelta tra VII e VIII secolo come luogo privilegiato per la costruzione extra moenia della cattedrale di Arezzo e della residenza vescovile, presso la venerata sepoltura di san Donato martire. Il complesso vescovile è ricordato per l’antichissima vocazione come luogo di studi eruditi, fin dalla prima età longobarda in cui numerose scuole di studi letterari, teologici, agiografici, filosofici, musicologici furono istituite nell’area residenziale dell’episcopio, dando vita nel XIII secolo al prestigioso Studium aretino. Dunque, oggi appare quasi come naturale il processo di aver riportato questi luoghi a una rinnovata vitalità di studi e relazioni sociali e culturali per la presenza del Campus universitario dell’Ateneo di Siena: un elemento importante, questo, che meriterebbe di essere maggiormente considerato per l’utilità e i benefici rivolti alla comunità cittadina e gli effetti rigenerativi del territorio aretino.
È intorno al 1896 che i terreni sul declivio del Pionta, per la loro vicinanza alla città, ma da essa sufficientemente separati, vengono scelti per la costruzione del complesso manicomiale di Arezzo, che nel corso di circa un decennio trasformerà questi luoghi in un avanzato centro di cura volutamente ambientato in una duplice sistemazione esterna a parco urbano (verso la città) e ad area rurale (nei settori ergoterapici). Il complesso del Pionta diventa dunque parco urbano nel suo prospetto rivolto verso la città (in linea con il diffondersi, già da molti decenni, del giardino pubblico come luogo di piacere e di riequilibrio ambientale e sociale), con i viali alberati, studiati per essere sempre verdi e ombrosi, e le panchine. Diventa inoltre, e contemporaneamente, parco agricolo (in nome della pratica dell’ergoterapia allora in voga nella cura dei matti) con l’uliveto, i vigneti, i campi coltivati a ortaggi e cereali, le serre per la floricoltura e l’allevamento di animali; è anche villaggio rurale, nel tentativo di dissimulare la funzione terapeutica e coercitiva in un’ambientazione “domestica” e locale; è infine azienda produttiva, per il sostentamento interno ma anche per un reddito a vantaggio della collettività.
Sebbene in parte oltraggiate dalle distruzioni dell’ultima Guerra, le architetture dell’Ospedale Psichiatrico aretino sono sopravvissute assieme al suo ampio e rigoglioso parco, che conserva pressoché intatto il suo caratteristico volto urbano e rurale con colture e alberi centenari, come l’uliveto storico, e le tracce delle antiche serre di fiori rari.
Da poco più di venticinque anni il Parco storico del Pionta di Arezzo ospita le attività universitarie dell’Ateneo di Siena, che hanno mantenuto in vita gran parte degli edifici e degli spazi a giardino del vecchio Ospedale Neuropsichiatrico di Arezzo (definitivamente chiuso a seguito degli effetti della Legge n° 180 del 1978), trasformandolo in un attivo e frequentato campus per la ricerca e l’alta formazione.

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