In posizione panoramica sulla Franciacorta, circondato da un grande parco, l’ex-convento fu trasformato nell’Ottocento in dimora di campagna e arricchito da torri e merlature.
Nato probabilmente all’inizio del Rinascimento, il monastero domina la Franciacorta dall’alto del Colle Barbisone, circondato da un paesaggio punteggiato di vigneti. Se il culto della Santissima Trinità nell’area era già attestato nel 1331, la prima testimonianza del complesso risale al 1460. Fu affidato nel 1479 ai Domenicani, che lo ressero fino alla soppressione degli ordini religiosi con i decreti napoleonici del 1797.
Furono i domenicani ad ampliarlo e modificarlo: oltre a tracce di dipinti cinquecenteschi, probabilmente tra Sei e Settecento fu aggiunto il portico esterno e la chiesa venne nobilitata con la sostituzione della copertura da legno a volte in pietra e l’aggiunta di stucchi, altari e cicli pittorici, oggi in parte perduti.
Dopo la soppressione, il convento divenne residenza padronale con annessi agricoli. Nel 1823 venne acquisto da Giovanbattista Gigola, miniatore e ritrattista di corte del viceré Eugenio di Beauharnais, che lo fece trasformare in gusto neogotico, molto in voga durante il romanticismo, con l’aggiunta di torricini angolari, merlatura e finestre ogivali. Tra gli abituali frequentatori vi era il pittore Angelo Inganni, protagonista della pittura lombarda di genere, che sposò la vedova di Gigola e visse alla Santissima fino alla morte, nel 1880. Nel Novecento tutti gli ambienti del complesso diventarono abitazioni contadine: la chiesa venne suddivisa in tre zone alloggi, dotati di cucina, camino e camera; nel 1926 il campanile risultava adibito a porcile e il coro della chiesa invaso da "un mondo d'immondizie di polli e conigli". Rimasto senza alcun intervento, il complesso scivolò nell’inagibilità e in un prolungato e totale abbandono e solo nel 2010 è stato acquistato dal comune di Gussago, che ha avviato un lungo processo di recupero e valorizzazione.