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LE MURACCE DELLA CITTÀ  ROMANA DI OSTRA ANTICA

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LE MURACCE DELLA CITTÀ  ROMANA DI OSTRA ANTICA

La città romana di Ostra Antica, citata da diversi autori tra i quali Plinio, sorgeva sulla sponda sinistra del fiume Misa all'incrocio della strada che univa Sena Gallica e Sentinum con la Salaria Gallica. Questa importante arteria, che si snodava parallela alla costa, partiva da Forum Sempronii (Fossombrone), sulla Flaminia, ed univa tutte le città romane poste nel tratto mediano delle Marche attuali (Suasa, Ostra, Aesis, Ricina, Urbs Salvia, Falerio Picenus), fino all'incrocio con la via Salaria nel territorio di Asculum (Ascoli). Ostra diventa municipium romano, iscritto alla tribù Pollia, attorno al 49 a.C., allorchè tutto il territorio marchigiano è investito da grandi trasformazioni. Le fonti epigrafiche contribuiscono in parte alla sua conoscenza, fornendo interessanti informazioni sulla sua organizzazione civile e amministrativa. Dopo la distruzione operata dai barbari nel V secolo (409 d.C.), non se ne hanno altre notizie sino al 502 d.C., data in cui è ricordata come sede vescovile; fu, probabilmente, abbandonata in modo definitivo in età tardoantica. Una recente campagna di scavi, che ha coinvolto sia la Soprintendenza Archeologica delle Marche che il Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna, ha riportato alla luce alcuni edifici pubblici situati nel foro dell'antica città. Di Ostra sono oggi visibili i resti del complesso termale, del teatro, e la base di un tempio. Di particolare interesse gli ambienti delle terme, situate inprossimità del fiume, che con le mura perimetrali e interne presentano anche i resti di un pavimento a mosaico nei vani un tempo destinati a bagni e spogliatoi. Gli scavi del 2000/2001 hanno posto in luce anche una pavimentazione di età repubblicana, non documentata in precedenza. La successiva campagna 2005/2006, anch'essa condotta dalla Soprintendenza Archeologica per le Marche, ha interessato invece in modo specifico l'area del teatro. L'intervento ha permesso di accertare la presenza di un porticato a nord dell'edificio scenico, non indagato in occasione degli scavi del 1903/04. Sono stati messi in luce, oltre ai resti della scena, l'area riservata all'orchestra e tre ordini di gradinate, l'ultimo dei quali poggiava su archi e pilastri di cui sono affiorate le parti basali. L'edificio scenico ha una larghezza di m34,63 e, con gli edifici laterali annessi, raggiunge uno sviluppo totale di m 49,13. Sempre nel 2006 è stato attivato, a cura del Dipartimento di Archeologia dell'Università degli Studi di Bologna, un intervento di recupero anche nell'area in cui sorgeva il tempio. I due ambienti ancora oggi visibili, entrambi pertinenti all'edificio sacro, poggiano su un alto podio che si eleva di oltre 3 metri rispetto al piano di calpestio del foro, costituito da grandi lastre di calcare del Furlo. Il tempio è stato trasformato in età tardoantica in un edificio di culto cristiano.

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