Nell’alta Val di Cervo, il borgo di Rosazza conserva un sistema di fontane storiche “parlanti”: sono il frutto della visione e della generosità di un cittadino che operò per la sua comunità.
Il piccolo borgo montano di Rosazza, nella Valle del Cervo, è uno degli esempi più emblematici del patrimonio storico e culturale della provincia di Biella. Le sue origini medievali si intrecciano con una profonda trasformazione avvenuta nel corso dell’Ottocento, quando il paese assunse l’aspetto attuale grazie all’intervento di Federico Rosazza Pistolet (1813-1899), senatore e filantropo, figura centrale della storia locale, che realizzò una rete di tubazioni in ghisa per portare l’acqua potabile in tutto il paese, iniziativa che permise la costruzione delle fontane parlanti: un progetto di rinnovamento urbano dove l’aspetto funzionale delle architetture si intreccia con l’elemento sociale e identitario degli spazi pubblici.
Realizzate in sienite della balma, tipica pietra locale, e collocate nei punti nevralgici del borgo e del territorio circostante, le 26 fontane hanno per secoli garantito l’approvvigionamento idrico, scandendo i ritmi della comunità e costruendo un legame profondo tra abitanti e paesaggio. Il loro valore risiede non solo nella qualità, ma anche nella capacità di raccontare una storia collettiva: sono “parlanti” infatti perché ognuna è corredata da una frase, da un motto o da simboli esoterici, scritte augurali e di saluto, definite dallo stesso Federico Rosazza Pistolet.
La fontana della Colonna reca l’iscrizione: “O cielo, benedici chi nostra la fè"; la fontana-abbeveratoio della Pila recita: "Sono onda che disseto, rammentando il mio autore"; la fontana dinnanzi al municipio raffigura una stella alpina e ne ripete il nome in più lingue, un’altra cita “Era smarrita nel creato, or mi guida”…