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L’Amministrazione Provinciale di Alessandria istituisce nel 1959 l’Istituto Tecnico Provinciale intitolato ad Alessandro Volta e il 19 settembre 1960 il Consiglio Provinciale approva la costruzione della nuova sede: l’architetto Ignazio Gardella viene incaricato della redazione del progetto, sotto la supervisione dell’Ufficio Tecnico Provinciale. I lavori di costruzione proseguono abbastanza celermente e l’inaugurazione dell’edificio, avviene il 14 ottobre 1966 alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Saragat in visita alla città. Il progetto originario era costituito da un blocco a doppio T di quattro piani fuori terra che comprende: le aule di insegnamento, la presidenza e gli uffici di segreteria; le aule speciali e di disegno; l’atrio, il parlatorio, l’ambulatorio, la mensa, la biblioteca allievi; la sala professori, la sala del consiglio ed in generale tutti i servizi richiesti per l’Istituto. Aderente a tale corpo a doppio T, è il complesso a un solo piano, con copertura a shed, ove sono ubicate le varie officine, l’Ufficio Tecnico e il laboratorio tecnologico. La palestra e l’aula magna costituiscono due elementi isolati, ma direttamente collegati col blocco a doppio T, per tutto un lato. Rispetto a questa descrizione, il progetto è stato, nel suo complesso, sostanzialmente rispettato: le uniche variazioni sono state quelle relative al cambiamento di destinazione di alcuni spazi, col conseguente abbattimento o innalzamento di pareti divisorie, il tutto senza provocare alterazioni nella struttura portante e nelle caratteristiche architettoniche dell’edificio. Per quanto riguarda la funzionalità del progetto, salta subito agli occhi la razionalità dei percorsi che ridotti alla via più breve, non provocano problemi d’intasamento soprattutto durante gli orari d’entrata e d’uscita; l’illuminazione delle aule risulta ottimale, anche in conseguenza dell’orientamento dell’edificio; i corridoi infine sono ampi e ben illuminati. L’aspetto esteriore del fabbricato ce lo fa subito annoverare fra le opere di Gardella, si riconoscono, difatti, subito elementi classici del suo linguaggio architettonico, le facciate esterne sono rivestite in paramano e pietra naturale, le aperture sono binate e circondate da una cornice bianca, caratteristica che ritroviamo in altre opere alessandrine . Il complesso edilizio è davvero imponente, e proprio a causa della sua mole avrebbe potuto risultare monotono se non squallido, come capita spesso a strutture di questo genere, ma l’Architetto è riuscito, con delle piccole attenzioni, ad evitare che ciò avvenisse. Le attenzioni alle quali ci si riferisce sono la realizzazione di un avancorpo, quasi un bow-window, che ricorda quelli dell’Ospedale Infantile Cesare Arrigo, della Taglieria del pelo della Borsalino ed i gradoni che formano la copertura dell’aula magna, che è parzialmente seminterrata.

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