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CONVITTO NAZIONALE “GIORDANO BRUNO”

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MADDALONI, CASERTA

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CONVITTO NAZIONALE “GIORDANO BRUNO”

Il Convitto Nazionale “Giordano Bruno” è la più antica scuola pubblica della provincia di Caserta e sorge nel centro storico di Maddaloni. Occupa l’ex Convento dei Frati Francescani con la chiesa dedicata a Sant’Antonio da Padova. Rappresenta un importante polo culturale e storico della città e un punto di riferimento per l’intero territorio, ospita eventi e manifestazioni nazionali come la Biennale delle Arti - AMA. La nascita del Convento viene attribuita a San Francesco d’Assisi, che di ritorno dalla Terra Santa (1220) si fermò a Maddaloni per onorare S.Michele Arcangelo e fondò un ricovero di paglia, primo nucleo del cinquecentesco convento francescano. In seguito alle leggi di soppressione di Giuseppe Bonaparte (1807), l’edificio fu espropriato e nel 1808 Gioacchino Murat lo destinò a sede del Real Collegio della provincia di Terra di Lavoro per l’istruzione dei giovani. Durante la Restaurazione borbonica, fu affidato ai Padri Scolopi e prese il nome di Collegio di Sant’Antonio. In questo periodo vi studiò anche il celebre scrittore e patriota Luigi Settembrini, che nel 1861 e in seguito all’Unità d’Italia, nel suo ruolo di Ispettore Scolastico, si recò a Maddaloni per notificare il decreto che passava la scuola sotto il controllo dello Stato italiano. Licenziò gli Scolopi, la trasformò in Convitto Nazionale laico e nominò Francesco Brizio primo Preside - Rettore. Nel 1865 l’Istituto fu intitolato al filosofo Giordano Bruno. Illustri docenti di prestigio letterario e scientifico insegnarono in questa Istituzione, si annoverano tra gli altri: Michelangelo Schipa, Francesco Fiorentino, Massimo Bontempelli, Francesco Sbordone e molti gli studenti che, oltre al più illustre Luigi Settembrini, hanno raggiunto traguardi di rilievo. Oltrepassando uno scenografico portale in piperno grigio e pietra di Bellona, recante lo stemma dei francescani, si accede al chiostro delimitato ad ogni lato da archi sorretti da piloni con al centro un pozzo in pietra ed un alto contenitore che custodisce un albero di limoni a ricordo di quello che secondo la tradizione orale, piantò San Francesco: un’effige in latino esalta le proprietà curative e miracolose dei suoi frutti. Mediante uno scalone in pietra lavica a due rampe, nel cui punto d’incontro sono visibili tre affreschi della scuola del Funaro, si arriva nello spettacolare salone, ricoperto da un elegante pavimento in cotto, sul quale si aprono le antiche celle dei frati. Sopra ogni porta, affreschi in ricchi fastigi raffigurano busti di santi, vescovi e beati francescani. Il soffitto è interamente ricoperto da un telero: una gigantesca opera d’arte in trompe-l’oeil che si estende per circa 720 metri quadrati, realizzata nel 1756 dai fratelli Giovanni e Francesco Funaro, pittori originari di Santa Maria Capua Vetere. La tela (la più grande al mondo), dal titolo -Il trionfo della Fede sull’Eresia- è suddivisa in tre grandi scene allegoriche che fondono elementi religiosi, mitologici e fantasiosi con giochi prospettici creati per estendere visivamente lo spazio della sala verso l’alto, dando allo spettatore l’illusione dell’apertura direttamente sul cielo. Nella scena centrale dell’opera si trova la raffigurazione dello Spirito Santo e della Vergine Maria contornati dalle allegorie religiose e dal trionfo del cattolicesimo sulle dottrine eretiche. Procedendo verso l’uscita, si giunge ad una sala sul cui soffitto è presente una tela che ricalca il gusto del salone centrale e che negli anni 2000 è stata restaurata grazie ad una donazione fatta dall’attore Tom Cruise durante le riprese nella Reggia di Caserta di alcune scene del film Mission Impossible III.

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