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CHIESA DI SAN MAURO

CHIESA DI SAN MAURO

SANNICOLA, LECCE

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CHIESA DI SAN MAURO
Narra la leggenda che San Mauro, trasferito dalla Libia a Roma per essere sottoposto al trattamento in genere riservato ai cristiani (anno 284), vi morì martire. Il suo corpo, trafugato dai compagni di fede, stava per essere riportato in patria. I fuggiaschi, inseguiti da una nave romana, sbarcarono sulle rive dello Ionio e si rifugiarono sull’ “Altolido”, in una grotta. Raggiunti, furono uccisi, ma il corpo del Santo non potè essere bruciato. Rimessisi in mare, i soldati naufragarono miseramente al largo di Gallipoli: fu allora che gli abitanti del luogo, in quell’ “antro”, innalzarono una Chiesa in onore del martire San Mauro, celebrandone annualmente la festa. In realtà, l’ origine della chiesetta è da inquadrare tra il X e il XII secolo, ad opera dei monaci italo-greci, i quali privilegiarono i luoghi con presenza di grotte naturali. Dalle testimonianze delle numerose pergamene greche ritrovate tra il 1149 e il 1331, si evincono donazioni di case, terreni, etc. al rispettivo monastero, a sottolinearne la grande importanza e dal quale dipendevano comunità italo-greche come S. Maria della Lizza in Alezio, S. Maria di Atoca in Rodogallo, S. Maria del Casale in Ugento, S. Anastasia in Matino e tante altre. Il monastero alle spalle dell’ abbazia fu il primo ad andare in rovina. Nel 1567, il vescovo Pelegro Cibo, in visite presso l’ antico cenobio, registrò la presenza di macerie architettoniche. In origine la chiesa aveva tre altari rivolti ad Oriente come in tutte le chiese di rito greco. Probabilmente, nei primi decenni del XIII secolo si concretizzò l’ idea di affrescarla completamente all’ interno, ma poco è sopravvissuto di tali affreschi che raffiguravano scene cristologiche con figure di profeti, di santi, di evangelisti, realizzate da maestranze greche. La pianta si presenta a tre navate sorrette da pilastri quadrangolari. Lungo le pareti delle tre navatelle vennero dipinte scene della vita di Cristo: dalla “Natività” alla “Presentazione al Tempio”, dal “Battesimo” alla “Crocifissione”. In alto, verso la volta, rimangono tracce pittoriche dei profeti Giona, Isaia, Gioele, Zaccaria, Davide. Tra arco ed arco sono affrescati i quattro evangelisti, mentre i Santi Paolo, Stefano, Giacomo, Clemente, Nicola ed altri, animano i sott’ archi ed i pilastri. Dal 1968 l’ abbazia, lunga undici metri e larga poco più di sei, è dichiarata monumento nazionale. (Dal sito della Pro Loco di Sannicola)

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Narra la leggenda che San Mauro, trasferito dalla Libia a Roma per essere sottoposto al trattamento in genere riservato ai cristiani (anno 284), vi morì martire. Il suo corpo, trafugato dai compagni di fede, stava per essere riportato in patria. I fuggiaschi, inseguiti da una nave romana, sbarcarono sulle rive dello Ionio e si rifugiarono sull’ “Altolido”, in una grotta. Raggiunti, furono uccisi, ma il corpo del Santo non potè essere bruciato. Rimessisi in mare, i soldati naufragarono miseramente al largo di Gallipoli: fu allora che gli abitanti del luogo, in quell’ “antro”, innalzarono una Chiesa in onore del martire San Mauro, celebrandone annualmente la festa. In realtà, l’ origine della chiesetta è da inquadrare tra il X e il XII secolo, ad opera dei monaci italo-greci, i quali privilegiarono i luoghi con presenza di grotte naturali. Dalle testimonianze delle numerose pergamene greche ritrovate tra il 1149 e il 1331, si evincono donazioni di case, terreni, etc. al rispettivo monastero, a sottolinearne la grande importanza e dal quale dipendevano comunità italo-greche come S. Maria della Lizza in Alezio, S. Maria di Atoca in Rodogallo, S. Maria del Casale in Ugento, S. Anastasia in Matino e tante altre. Il monastero alle spalle dell’ abbazia fu il primo ad andare in rovina. Nel 1567, il vescovo Pelegro Cibo, in visite presso l’ antico cenobio, registrò la presenza di macerie architettoniche. In origine la chiesa aveva tre altari rivolti ad Oriente come in tutte le chiese di rito greco. Probabilmente, nei primi decenni del XIII secolo si concretizzò l’ idea di affrescarla completamente all’ interno, ma poco è sopravvissuto di tali affreschi che raffiguravano scene cristologiche con figure di profeti, di santi, di evangelisti, realizzate da maestranze greche. La pianta si presenta a tre navate sorrette da pilastri quadrangolari. Lungo le pareti delle tre navatelle vennero dipinte scene della vita di Cristo: dalla “Natività” alla “Presentazione al Tempio”, dal “Battesimo” alla “Crocifissione”. In alto, verso la volta, rimangono tracce pittoriche dei profeti Giona, Isaia, Gioele, Zaccaria, Davide. Tra arco ed arco sono affrescati i quattro evangelisti, mentre i Santi Paolo, Stefano, Giacomo, Clemente, Nicola ed altri, animano i sott’ archi ed i pilastri. Dal 1968 l’ abbazia, lunga undici metri e larga poco più di sei, è dichiarata monumento nazionale. (Dal sito della Pro Loco di Sannicola)
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