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BORGO MEDIEVALE DI GNALLO

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CARLAZZO, COMO

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BORGO MEDIEVALE DI GNALLO

Percorrere un’antica mulattiera selciata, immersi in un paesaggio modellato nei secoli dal lavoro dell’uomo tra muri a secco e terrazzamenti, e scorgere poi, adagiato su un piccolo pianoro e avvolto dal verde, un villaggio di pietra che sembra nascere dalla natura stessa: questo è Gnallo, un borgo capace di suscitare stupore fin dal primo incontro. Gnallo sorge tra il Lario e il Ceresio, all'incrocio di due tra le più antiche vie di percorrenza: una radiale sud-nord che collegava Porlezza, centro religioso e amministrativo, agli alpeggi, alle miniere di ferro della Val Cavargna e ai valichi verso il Canton Ticino; l'altra, di mezza costa est-ovest, metteva in collegamento i nuclei abitativi del territorio da Menaggio alla Valsolda. Dal Catasto Teresiano della prima metà del XVIII secolo, emerge un impianto insediativo sostanzialmente identico a quello odierno, con l’unica eccezione della Cappella Mariana edificata nel 1902. Al suo interno è conservato un affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna in trono che allatta il Bambino, originariamente dipinto sulla parete esterna di un edificio del borgo. Costituito da piccole costruzioni in pietra calcarea, Gnallo fu abitato fino al XIX secolo; successivamente gli edifici furono destinati prevalentemente a usi agricoli, come stalle e fienili. A partire dagli anni Ottanta del Novecento, grazie a un Piano di Recupero elaborato congiuntamente dal Comune di Carlazzo, dalla Comunità Montana Alpi Lepontine e dall’ARARAT APS - un'associazione culturale senza scopo di lucro nata nel 1980 - ebbero inizio i lavori di riqualificazione del borgo, favorendo il graduale ritorno dell’insediamento residenziale. Nel 1986 hanno preso avvio i cantieri di volontariaro Internazionale finalizzati non solo al recupero degli edifici, ma anche alla sistemazione degli spazi esterni. Tra gli interventi più significativi su questi ultimi figura la riqualificazione della piazza antistante la Cappella, la cui pavimentazione in acciottolato include la raffigurazione di due stelle tratte da un'icona bizantina della Vergine della Tenerezza. Ad oggi i cantieri hanno coinvolto più di 300 volontari, per un totale superiore a 11.000 giornate di lavoro.

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