Progettato nel 1932 per un nuovo quartiere operaio, è l’esempio dell’opera razionalista di Giuseppe Terragni: “un’architettura che spalanca le pareti verso il sole, il verde, la luce e la natura”
La costruzione di un nuovo asilo nel decentrato rione Sant'Elia si era resa necessaria per la vendita del precedente edificio scolastico, nel 1925, da parte dell'amministrazione provinciale. In seguito alle rimostranze degli abitanti del quartiere, costretti a mandare i bambini in un asilo molto distante, la Congregazione di carità affidò all'architetto Giuseppe Terragni negli anni Trenta la nuova realizzazione. Già nel 1932 Terragni aveva concepito un primo progetto per un asilo destinato ad accogliere 200 bambini, che anticipava molte delle soluzioni che sarebbero state poi adottate nell'Asilo Sant'Elia. Il committente concesse all'architetto ampia libertà progettuale, apprezzando le sue idee innovative presentate nei primi disegni.
La pianta dell’edificio, a forma di "C" e caratterizzato da volumi bassi, permette di integrare gli spazi interni ed esterni, in costante relazione tra loro, grazie alle ampie superfici vetrate, che offrono una continuità visiva con il giardino. La struttura si distingue per l’uso pionieristico non solo della trasparenza, ma anche per l’impiego di pareti mobili, che rendevano gli spazi flessibili e modulabili a seconda delle esigenze pedagogiche, grazie all’ossatura dell’edificio, costituita da pilastri esterni al fabbricato. Aule, refettorio, servizi igienici, spogliatoio dei bambini e uffici sono dislocati intorno a un luminoso spazio centrale, il “ricreatorio”, che guidava l’idea di scuola come “casa per una grande famiglia”. Le quattro aule hanno un’intera parete finestrata che, essendo arretrata dall’ossatura perimetrale, consente il dispiegarsi di tende per il sole, regolate da un meccanismo progettato dallo stesso Terragni, autore anche degli arredi, che contribuiscono a creare un’atmosfera tanto funzionale quanto poetica. Inaugurato nel 1937, l’edificio è considerato uno dei capolavori dell'architettura moderna.
Già oggetto di un restauro negli anni Ottanta, ha funzionato come scuola materna fino al 2019, quando la necessità di una serie di adeguamenti ne ha imposto la chiusura.