Questa sintesi offre una chiave di lettura della sua prassi artistica. Per Tremlett il disegno è infatti una pratica spaziale, legata alla sua formazione di scultore: il segno e il colore hanno una consistenza fisica, costruiscono rapporti tra le superfici e modificano la percezione dell’ambiente. Rettangoli, fasce, archi e campiture costituiscono un vocabolario di forme essenziali, ogni volta rielaborato in relazione alla luce, alle aperture e alle proporzioni del luogo. Il pastello secco, mezzo espressivo prediletto dall’artista, viene applicato direttamente sulle pareti con le mani. Attraverso un gesto ripetuto, il pigmento si distribuisce sulla superficie, dando origine a campiture vellutate nelle quali il colore acquista densità e vibrazione. A questa pratica si affianca la grafite, che mantiene un legame con i lavori degli esordi e contribuisce alla costruzione delle geometrie. Ogni colore ha un peso, un ritmo e una funzione nella composizione: dai grigi ai toni della terra, dai gialli ai rossi bruciati, la tavolozza nasce anche dall’osservazione dei paesaggi attraversati durante i viaggi e dalle caratteristiche dei luoghi in cui l’artista interviene.
Il progetto prosegue l’impegno del FAI nel valorizzare Villa Panza come luogo di produzione e confronto, secondo la concezione aperta e dinamica del collezionismo di Giuseppe Panza. La sua casa era anche uno spazio nel quale accogliere gli artisti, sostenerne concretamente il lavoro e offrire occasioni di sperimentazione a diretto contatto con l’architettura. La nuova opera di Tremlett si inserisce in questa continuità, arricchendo la collezione permanente e proponendo una diversa lettura di uno degli ambienti della Villa.