A Villa e Collezione Panza

    "È una relazione affettiva, ma non nostalgica quella che ho con questo luogo e con quello che rappresenta. Tornare qui è significativo per me: quando ho iniziato a lavorare come artista, Giuseppe Panza era uno dei collezionisti più importanti in Europa. […] Se questo nuovo progetto si concretizzasse, vorrei costruire un percorso che parte dalle prime acquisizioni di Panza fino alla mia ricerca più attuale…una linea che va dagli anni ’70 a oggi."
    David Tremlett

    Il FAI presenta a Villa e Collezione Panza, a Varese, David Tremlett. Somebody did Something on the Wall, un percorso che riunisce un progetto espositivo e due nuovi interventi site-specific destinati ad entrare a far parte della collezione permanente. Mostra e wall-drawings costituiscono infatti due momenti complementari di un unico percorso, nel quale la storia della collezione incontra gli sviluppi più recenti della ricerca dell’artista, ripercorrendo l’evoluzione di un linguaggio in cui il disegno si fa spazio e il colore diventa materia costitutiva dell’architettura.

    Ventidue opere convocate in mostra e allestite negli spazi della Scuderia Grande e della Scuderia Piccola, intendono ripercorrere la traiettoria che dalle opere acquisite da Giuseppe Panza di Biumo a partire dagli anni Settanta conduce agli esiti più recenti della ricerca di Tremlett. Giuseppe Panza inizia infatti ad interessarsi al lavoro di Tremlett negli anni Settanta, quando la sua ricerca è ancora profondamente legata alla grafite, al disegno e alla sperimentazione concettuale. A oltre cinquant’anni da quelle prime acquisizioni, il progetto a Villa Panza offre l’occasione di rileggere la produzione degli anni Settanta, Ottanta e Novanta alla luce del lavoro successivo e di affiancarle alle due nuove realizzazioni.

    David Tremlett, Cue, 1974. Courtesy Panza Collection, Mendrisio. Photo Alessandro Zambianchi, Milano.

    A fianco del progetto espositivo, il nuovo wall drawing Flip Over, 2026, sarà allestito nello spazio del bookshop, ambiente individuato insieme all’artista. Ambiente di passaggio e di accoglienza, attraversato quotidianamente dai visitatori, il bookshop diventa così un luogo nel quale fermarsi e rivolgere lo sguardo verso l’alto. L’intervento interessa infatti il soffitto e la composizione studiata per questo progetto propone una composizione di forme geometriche nelle quali la grafite si accosta a due tonalità distinte di giallo. La composizione nasce dall’osservazione dei colori e delle proporzioni della stanza: il soffitto acquista una presenza più intensa, mantenendo un rapporto misurato con l’architettura. Il titolo riflette inoltre un uso del linguaggio funzionale alla pratica artistica: flip richiama il gesto di sfogliare, il passaggio da una pagina all’altra e da un’idea alla successiva, mentre over introduce una relazione spaziale, rimandando all’opera che si sviluppa al di sopra del pubblico. I quadrati in grafite evocano le pagine, trasferendo sul soffitto il ritmo di questo movimento. Dalle parole dell'artista: "L’opera è un ritorno alla grafite a cui sono accostate due tonalità di giallo. È meno drammatica di altri miei recenti lavori, ma porta una sintesi tra le origini del mio lavoro (la grafite) e l’uso del colore che ormai mi caratterizza. Il soffitto diventa forte, ma in assoluto dialogo con l’architettura della stanza. […] È una soluzione molto armonica."

    David Tremlett, FRONT, 1989. Courtesy of the artist.

    Questa sintesi offre una chiave di lettura della sua prassi artistica. Per Tremlett il disegno è infatti una pratica spaziale, legata alla sua formazione di scultore: il segno e il colore hanno una consistenza fisica, costruiscono rapporti tra le superfici e modificano la percezione dell’ambiente. Rettangoli, fasce, archi e campiture costituiscono un vocabolario di forme essenziali, ogni volta rielaborato in relazione alla luce, alle aperture e alle proporzioni del luogo. Il pastello secco, mezzo espressivo prediletto dall’artista, viene applicato direttamente sulle pareti con le mani. Attraverso un gesto ripetuto, il pigmento si distribuisce sulla superficie, dando origine a campiture vellutate nelle quali il colore acquista densità e vibrazione. A questa pratica si affianca la grafite, che mantiene un legame con i lavori degli esordi e contribuisce alla costruzione delle geometrie. Ogni colore ha un peso, un ritmo e una funzione nella composizione: dai grigi ai toni della terra, dai gialli ai rossi bruciati, la tavolozza nasce anche dall’osservazione dei paesaggi attraversati durante i viaggi e dalle caratteristiche dei luoghi in cui l’artista interviene.

    Il progetto prosegue l’impegno del FAI nel valorizzare Villa Panza come luogo di produzione e confronto, secondo la concezione aperta e dinamica del collezionismo di Giuseppe Panza. La sua casa era anche uno spazio nel quale accogliere gli artisti, sostenerne concretamente il lavoro e offrire occasioni di sperimentazione a diretto contatto con l’architettura. La nuova opera di Tremlett si inserisce in questa continuità, arricchendo la collezione permanente e proponendo una diversa lettura di uno degli ambienti della Villa.

    A sinistra: David Tremlett, Untitled Arches (G), 1989. Courtesy of the artist.
    A destra: David Tremlett, Untitled Arches (A), 1988. Courtesy Alfonso Artiaco, Napoli.

    Villa e collezione panza

    Piazza Litta, 1 VARESE

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    0332283960
    faibiumo@fondoambiente.it
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